Archivi tag: maltempo

50,66

La socia sta aspettando da giorni un racconto. E allora, mentre fuori diluvia e prevedo che tra poco le redazioni ci chiameranno per fare la conta del maltempo, vi dico com’è andata.

Venerdì è stata la classica giornata allucinante in cui da quando ti alzi a quando ti svegli non riesci a fermarti mezzo secondo, e in più avevo anche un principio di raffreddore che mi stava uccidendo (e lo sta facendo ancora). Però è stata una giornata bellissima, di quelle che non dimenticherò.

Nel pomeriggio io e la socia dovevamo seguire lo stesso convegno, uno con il presidente della Regione su federalismo e regionalismo, dov’erano attesi pure Gianni De Michelis, Daniele Capezzone, Stefania Craxi.

Lei arriva un po’ prima di me, quando sono lì ci sono già diversi colleghi. Piano piano, siccome in molti sapevano, si diffonde la notizia che sto aspettando i risultati dello scritto dell’esame da giornalista che ho fatto il 19 ottobre. Tutti mi chiedono cosa ho fatto, che tema ho scelto, mi incoraggiano, perché chi  ha sostenuto quell’esame sa bene l’ansia quanto sia dura da affrontare. Poi arriva Caldoro e, giustamente, ci dedichiamo a lui, gli chiediamo dei comitati del sì e dei rifiuti e dei disoccupati che hanno scaricato di nuovo letame fuori alla Regione e del federalismo che “se non ha le risorse per mettere tutte le regioni, tutti i comuni allo stesso punto di partenza finirà per dividere invece di unire”.

Mentre lo intervistiamo però mi arriva una telefonata. Vedo che sul display c’è un numero del giornale e allora non capisco più niente, rispondo e dall’altra parte c’è il direttore, mi dice che non devo presentarmi all’orale, cerca di spaventarmi, e poi aggiunge che non devo perché ho preso un voto talmente alto che è inutile. Sorrido, corro ad abbracciare un collega che prima lavorava con me e a cui sono molto affezionata, sorrido alla socia che capisce tutto, molla il registratore corre ad abbracciarmi e iniziamo ad esultare e festeggiare come due cretine, come due ragazzine davanti ai quadri di fine anno, come se davanti a noi ci fossero i voti di latino e matematica e non il presidente della Regione. Ce ne freghiamo e la nostra allegria contagia anche gli altri che capiscono e corrono a festeggiarmi pure loro, chi con una stretta di mano, chi con un abbraccio, ognuno a modo suo, mentre Caldoro ci guarda allucinato perché è l’unico che non sta capendo niente, e glielo dico al suo ufficio stampa di fargli sapere che non sono cretina, solo felice.

Del convegno non me ne frega più nulla, chiamo mamma, rispondo al President che mi urla “fai schifo!”, chiamo una persona che tutta contenta annuncia la notizia ad alta voce ai suoi colleghi, trovo papà che a un certo punto non capisce più niente e urla “Vedete com’è bella mia figlia”.

Poi siamo tornate al lavoro, più o meno, sorridendo. Perché per un giorno ho avuto davvero qualcosa da festeggiare. Aver passato quest’esame è una ricompensa per i sacrifici fatti finora. Per il lavoro duro, per le giornate passate in qualche pizzo dell’universo al freddo, per le vacanze saltate, per i weekend che non ho mai fatto e i viaggi che non riesco a fare senza stipendio.

Averlo passato con un bel voto, “hai preso più di me, nessuno mi aveva battuto finora”, m’ha detto un collega che questo mestiere lo sa fare davvero, è un onore e un incoraggiamento. A fare di più e a farlo meglio, sperando di poterlo poi fare bene.

A.

Annunci