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Basta un giorno così

Ieri. ore 8.15. Esco in motorino sfidando il cielo grigio perché prima di andare al convegno a Castel dell’Ovo devo consegnare un pacco in redazione. Ma arrivo presto e consegno tutto al portinaio. Mentre vado via, passo sotto casa del sindaco, vedo la sua scorta e dico: “Vedete di non fare tardi, ci vediamo là”.

A Castel dell’Ovo tira un vento gelido e il cielo grigio non rende giustizia al posto. E il sindaco parla: “A Terzigno, c’è un misto di mamme e camorra nelle proteste contro la discarica”, “La Web tv? Prendetevela con … E se gli fate una tirata d’orecchie anche a nome mio, mi fate un piacere” e poi “Il rischio igienico per i rifiuti in strada c’è eccome”. Però, tutto sommato, torno a casa presto e immagino il resto del pomeriggio tra smalto, letture e organizzazione della serata.

 

ore 16.40. Squilla il telefono di casa.

-Dove sei?

-A casa

-Curre in Prefettura, ci sono i sindaci del vesuviano che vogliono un incontro. Sono già lì”.

E di nuovo in motorino verso il centro, con i dolci, i libri per il British sperando di fare in tempo, con i soliti jeans invece del vestitino carino che avrei voluto indossare per la serata. Faccio appena in tempo a parcheggiare il motorino e il cellulare squilla.

-Vai a Piazza dei Martiri e intercetta il sindaco

– E la Prefettura?

– Lascia stare, vai dal sindaco. E intanto cerca di contattare anche R.

Perché ci si è messo Montezemolo a complicare la mia giornata. Ha detto: “Napoli non è mai stata più umiliata di così”, “la politica qui più che altrove ha fallito” e “alle prossime elezioni comunali appoggeremo le forze del cambiamento” (quali?)

Di nuovo in motorino (forse a piedi avrei fatto prima, ma non mi andava di lasciarlo davanti alla Prefettura), arrivo a piazza dei Martiri, l’antifurto impazzisce poi si calma. Trovo un collega, fermiamo il sindaco. Lei a Montezemolo dice: “Vieni a Napoli e vediamo che sai fare, le chiacchiere vanno al vento”. E già che ci siamo, le chiedo del decreto di Caldoro per sversare i rifiuti in altre tre province. “Non vale per Napoli, per noi non cambia nulla – dice – Stamattina mi ha telefonato per dirmi del provvedimento e l’ho anche ringraziato, ma noi dobbiamo ancora andare a Terzigno, se ci fanno entrare”.

Vado via. Scrivo e intanto comincio a imprecare perché R. non è raggiungibile. Non perché il suo cellulare non prenda, ma perché è impegnato e, secondo me, il telefonino, lui non ha ancora ben capito come si usa e a cosa serve.

Ore 19.30 (il British è andato). Stavolta chiamo io in redazione.

– Arrivati i lanci sul sindaco?

– Sì, ora vai in Prefettura.

-Ma non c’è nessuno

-Vai

Ancora la Prefettura e anche stavolta appena parcheggio, mi chiamano.

-Lascia stare, pensa a R. Ho risolto in altro modo.

Sono stanca, ho fame e freddo perché le temperature si sono abbassate e sono vestita un po’ leggera, forse anche un tantino incazzata. La serata, però, non può ancora cominciare perché sono sempre sulle tracce di R. il quale, a fine serata, dopo mille tentativi a vuoto per parlargli, la linea che cade (è lui a non avere segnale) e R che dice: “Non so di cosa stia parlando” (e meno male che eri stato avvisato), mi farà inviare un sms “Abbiamo avuto problemi di comunicazione. Grazie per l’interesse, sarà per la prossima”. GIS

Ho una faccia distrutta quando salgo a casa di E. e F., avrei bisogno di una magia e la mia amica make up artist lo fa: mi trucca e mi sistema il viso stanco e gli occhi rossi. Viola, brillantini, forse anche un po’ di blu (ma non ne sono sicura), matita, fondotinta, terra per le guance. Mi lascio coccolare e le cose vanno già meglio. Continuano a farlo tra una canzone, una pizza, le birre e i muffin che non sono cresciuti come al solito a causa del clima, ma sono buoni lo stesso.

L.

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Il futuro della libertà

Popolo della Libertà (Berlusconi)

Sinistra e Libertà (Vendola)

Futuro e Libertà (Fini)

Italia Futura (Montezemolo)

O mi sbaglio, o questi hanno un Bignami molto limitato.

A.