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La notizia del giorno: si chiama come Rocchi, telefonate di insulti dopo Napoli-Inter

Si chiama Gianluca Rocchi, come l’arbitro di serie A della sezione di Firenze protagonista di una brutta prestazione nella partita di San Siro fra Inter e Napoli. Ma lui è in realtà solo un omonimo: ha 44 anni, abita a Limite sull’Arno (Firenze) ed è disoccupato. È lui che denuncia dalla pagine del quotidiano Il Tirreno di essere vittima di insulti e minacce al telefono e di vivere in una situazione di paura. Probabilmente qualche tifoso dell’Inter arrabbiato per gli errori che hanno penalizzato i nerazzurri nel match perso 3-0 contro il Napoli sabato sera (espulsione di Obi e rigore concesso ai partenopei) ha guardato sull’elenco telefonico trovando Gianluca Rocchi che abita in provincia di Firenze. «Non è la prima volta che accade – confessa il 44enne limitese – e anche per questo mi informo sulle prestazioni dell’arbitro fiorentino per capire se mi devo aspettare qualche telefonata di minaccia. Spero sempre che diriga bene le gare. In ogni caso non è bello sentirsi dire al telefono ‘ti ammazziamò»

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La “signora” Carfagna, il Governo, Palazzo San Giacomo e le vaiasse

Solo cinque minuti prima di andare a vedere la partita.

Il caso Carfagna è esploso e sinceramente qui ci stupiamo che succeda solo ora. Uscirà davvero dal Pdl, abbandonando Governo e Parlamento? Lei se la prende, e non certo da ieri, con la situazione del partito campano. Con il governo dei Cosentino e Cesaro che qui hanno uno strapotere, nonostante qualche problemino con la giustizia. Ce l’ha con Cirielli col quale non va d’accordo da secoli. Basterebbe la promessa di un cambiamento a farla rimanere al suo posto? Il rinnovo dei vertici locali del partito è stato rimandato a dopo la crisi. Ma sinceramente dubito che Nicola Cosentino, soprattutto in caso di ritorno alle urne, venga esautorato. I suoi voti sono preziosi. E allora finirà che ad andarsene sarà la “signora Carfagna”, come la chiama ora il premier, con l’appellativo che riserva alle sue donne (lo disse anche dell’ex moglie, la signora Veronica), lo abbandonano, gli voltano le spalle, lo mettono in difficoltà.

C’è chi giura che, sebbene lo neghi, passerà con Fli, casa dell’amico Italo Bocchino. Con cui l’altro giorno alla Camera l’ha fotografata la “vaiassa” * Mussolini, facendo esplodere il caso Carfagna.

La vedremo sindaco di Napoli?

È presto per dirlo. Mara candidata del terzo polo? Potrebbe essere. Anche se fino a pochi giorni fa si autoproclamava “soldato di partito”.

Questo il pezzo che ho scritto lunedì per il mio giornale.

Prove di candidatura per Mara Carfagna. Il ministro delle Pari Opportunità prova a smentire la corsa a sindaco di Napoli, ma poi ricorda “sono un soldato del partito”. Ieri ha fatto un lungo giro in città: prima all’Ordine dei commercialisti, poi la visita alla chiesa di San Domenico Maggiore e alla Cappella San Severo, poi l’incontro con il mondo dell’associazionismo civico radunato all’hotel Mediterraneo dal coordinatore cittadino Pdl Maurizio Iapicca. Con loro tira il freno e poi molla. Ognuno si alza e le chiede di scendere in campo per la città. «Chiariamo, sono tutte manifestazioni d’affetto spontanee», è costretto a dire Iapicca un paio di volte, «ovviamente io per primo sarei molto contento». Ma almeno per ora non c’è nessuna ufficializzazione. «La candidatura non dipende da me, ma dal presidente Berlusconi, e dal partito. Io ho già detto di essere un soldato del partito e l’ho dimostrato, quando il premier mi ha chiesto di candidarmi alle scorse regionali ho accettato per il bene del partito». Lo spettro di Futuro e Libertà, si materializza più volte, le chiedono di combattere per non lasciare spazio ai finiani che qui in Campania sono più forti che altrove. I militanti del Pdl implorano di evitare l’emorragia di volti e di voti verso Fli. E chiedono di non lasciare ai futuristi “la questione morale”, vogliono chiarimenti “definitivi” sulla dirigenza, “serve qualità”, dicono senza mezzi termini. Lei non interviene direttamente, ma sottolinea che la sua disponibilità è condizionata «dagli assetti attuali del partito, che non mi stimolando a intraprendere una strada sicuramente entusiasmante anche se faticosa, ma che richiederebbe invece un partito compatto e coeso». Non ci sta la Carfagna a finire immischiata nelle beghe locali, ma tutto sommato tra poco qualcosa potrebbe cambiare, con il rinnovo degli organi dirigenti, e allora chissà. Anche perché «sono d’accordo con voi, serve un candidato che sia radicato sul territorio, disponibile, che sappia evitare il distacco tra chi amministra e la gente». E sembra il suo ritratto, visto che cinque minuti prima ripeteva che la sua presenza a Napoli sarà costante, che intende fare, come promesso alle regionali, da anello di congiunzione tra la città e le istituzioni “nazionali e locali, sono qui per raccogliere le istanze dei cittadini per portarle ai tavoli dove si discute”. Per vincere a Napoli serve un candidato degno così come dev’esserlo la squadra che lo aiuterà, serve un programma di poche idee ma concrete e immediatamente realizzabili. «Io ho dimostrato che il coraggio non mi manca per battermi per idee, valori e ideali in cui credo, e lo farò, forte del sostegno di persone che la pensano come me». Applaudono gli astanti: tra gli altri ci sono Ninni De Santis di Napoli Liberal, Sergio Fedele di Napolipuntoacapo, Nino De Nicola delle Botteghe dei Mille, il comitato civico di Posillipo, e poi ci sono il presidente della I municipalità Fabio Chiosi con il suo vice Maurizio Tesorone, i consiglieri comunali Raffaele Ambrosino e Ciro Signoriello. Felice Cincinnato elenca gli errori su Pompei. In molti le chiedono di essere coinvolti dagli enti locali, le associazioni si sono impegnate per le campagne elettorali di Provincia e Regione e poi non hanno mai visto convocati i tavoli di confronto promessi. «Parlerò con Cesaro, e mi interesserò della questione – promette la Carfagna – a Caldoro va dato tempo, ma vi assicuro che tenterò la moral suasion».

*vaiassa: abitante dei bassi, ovvero abitazioni fronte strada presenti nei quartieri più popolari di Napoli. Con il termine si indica una donna del popolo, poco educata, pressoché analfabeta, senza grazia nei modi. Così il quasi ex ministro in un’intervista esclusiva al Mattino ha chiamato la Mussolini, che il termine lo conosce bene perché napoletana Doc. La figlia del Duce ha chiesto a Fini, in qualità di presidente della Camera, di difenderla dagli attacchi della salernitana.

A.

Quando vorresti una vita di riserva

Ieri è stata una di quelle giornate che andrebbero cancellate. Ho cominciato presto, praticamente all’alba per i ritmi che abbiamo di solito, e alle 9 ero già operativa, in strada. Perché i ragazzi del Centro don Bosco di Napoli hanno pregato Gesù affinché mandi qualcuno a togliere la monnezza dalle strade visto che i rifiuti continuano ad accumularsi.

Si sono sistemati in strada con gli striscioni e accompagnati da educatori, professori e padri salesiani, hanno recitato: “Gesù, manda chi vuoi tu a prendere la monnezza quaggiù”, poi è stata la volta del Padre nostro. E tutto bloccando la strada e facendo incazzare la gente che doveva andare a lavoro. L’autista di un autobus ha addirittura consigliato al prete di smetterla “altrimenti t’abboffo ‘e mazzate”. Perché proprio non capiva il motivo per cui scomodare Dio.

Sono tornata a casa, pensando di aver finito, di avere un paio d’ore prima dell’appuntamento pomeridiano e mi ero sistemata davanti al pc per assistere alla conferenza di Caldoro sui primi sei mesi di governo regionale.

E invece no! Mi hanno spedita a casa di un signore morto lunedì scorso al quale non avevano ancora fatto i funerali per l’assenza di un certificato della Asl. Il punto è che questo signore è morto a Caserta e poi è statotrasportato a Napoli e le Asl si sono rimpallate la responsabilità di firmare questo certificato. Intanto i familiari si tengono il morto a casa, nel suo letto.

Sono tornata a casa poco prima delle 15, il tempo di scrivere, cambiarmi e scendere ancora una volta perché “C’è una cosa alla Camera di Commercio che va seguita”. Sempre in macchina (altrimenti non ce l’avrei fatta), ho raggiunto piazza Borsa, parcheggiato e poi seguito questo convegno sui rischi che corrono le aziende nel passaggio generazionale, quando il padre decide di lasciare le redini e passare il testimone al figlio.

Un imbecille di ufficio stampa mi ha messo addosso una fretta pazzesca e poi ha precisato: “Sai, Mattino e Repubblica stanno aspettando il tuo lancio”. E questo in presenza di un collega di un’altra agenzia. Ora, io credo che gli sia mancato tatto e penso che sia mancato anche a me visto che gli ho risposto: “Non lavoro per nessuno dei due giornali, se hanno tanta fretta, mandino qualcuno dei loro!”. Quell’imbecille, non solo mi ha guardato un po’ contrariato (schus eh, ma mica fatico per te?) ma si è pure lamentato con altre persone! Cose ‘e pazzi!

E poi volevo uscire. Ho tempestato la socia di telefonate. Lei avrebbe preferito restare a casa a vedere la partita perché, dice, “nei locali non si vede bene”. Alla fine l’ho convinta e quando sono andata a prenderla ha detto: “Potrei denunciarti per stalking”. Poi siamo uscite e il Napoli ha vinto con un gol di Lavezzi praticamente al 94esimo minuto.

L.