Archivi tag: piazza dante

L’ombelico del mondo

Napoli oggi è stata l’Italia, il suo ombelico. Sono venuti Napolitano, per i funerali di Geremicca, Maroni, per la campagna elettorale di Lettieri, poi c’era il corteo della Cgil e la Camusso ha scelto di venire qui, Romani, il ministro, al Gambrinus (a fare che non so, credo pure lui per Lettieri) e la sera pure Cicchitto.

Io mi sono massacrata. Ho cominciato con il corteo della Cgil. Sarei dovuta essere l’appoggio al collaboratore che di solito segue il sindacato per la Campania e occuparmi del corteo, mentre lui avrebbe coperto la Camusso. Invece lui mi fa: “Occupati di tutto tu, io sono impegnato, devo fare lo speaker”. Abbiamo sentito la Camusso all’inizio, prima che partisse il corteo. E già i titoletti c’erano, per quanto cose già sentite o comunque non completamente nuove. Credevo che il peggio fosse passato e invece lei, a piazza Dante, ha detto di tutto. Ha elencato le “bugie” del Governo: Libia, decreto sviluppo, piano sud, scuola, pecari e lavoro, fisco. Poi è passata al locale e ne ha avute anche per Caldoro.

Non ero in tilt perché non ero sola. Avevo due compagni di sventura, le altre agenzie. Solo che l’Apcom aveva l’inviato che dettava mentre la Camusso parlava e io ho faticato per recuperare. Alla fine, però, tutti felici e contenti perché comunque l’evento era stato coperto bene.

La cosa più divertente della mattinata è stata salire sulla statua in mezzo a piazza Bovio. Lì c’è il comitato di Lettieri, quello dove sabato scorso esplose un tric-trac (ops, bombacarta). E davanti c’erano i poliziotti in tenuta antisommossa. In effetti il rischio c’era visto che c’erano i centri sociali, ma sono stati tutti bravi e non è successo niente. Noi siamo rimasti lì, sopra il monumento e nessuno ci diceva niente perché era tutto permesso e io ero un po’ contenta.

Dopo il comizio della Camusso, siamo finiti a scrivere in un posto di cui non ricordo bene il nome, ma ha a che fare con qualcosa tipo “perdere tempo” o simili. Archiviata la mattinata, sono tornata a casa. Mi restava solo il pezzo conclusivo. L’ho scritto e poi di nuovo di corsa, a lavoro, perché c’è Cicchitto. Stanca morta, insieme a uno dei colleghi del mattino, sono andata a Poggioreale. Quando arriviamo non c’è nessuno e il perché è presto detto: l’incontro era stato spostato alle 19. Cazzo, ma volete avvisare? Poi finalmente Cicchitto è arrivato, l’abbiamo intervistato e amen, voglio andare a casa. E invece no! Un cretino con il megafono si è piazzato in strada e ha cominciato a chiamarlo. Voleva parlare con lui di cosa non s’è capito, ma soprattutto a che pro? Dalla redazione, ovviamente, mi hanno detto di restare fino a che non fosse andato via Cicchitto. Cosa che è avvenuta alle 21! Cos’ ‘e pazzi!

Poi via, a casa, tra telefonate, sms e la “stanchitudine” che non ti lascia più.

L.

Un venerdì di violenza

La violenza va condannata. Sempre. In ogni sua forma, contro chiunque venga perpetrata. La città oggi è stata un immenso campo di battaglia. Mentre io alla Nato ascoltavo di attacchi italiani “andati a buon fine”, di tentativi di minare il porto di Misurata, alla Facoltà di Lettere della Federico II se le davano di santa ragione: Casapound contro i collettivi di estrema sinistra, i collettivi di estrema sinistra contro Casapound. Tre accoltellati.

Poi nel primo pomeriggio è stato il turno di Lettieri che mentre era ai Decumani, in piazza San Gaetano, è stato aggredito da un gruppo di ragazzi di sinistra. Estrema. Per fortuna nessuna conseguenza grave. Ed è in quel momento che è cominciato il mio saltare da una parte all’altra della città.

Ero a Fuorigrotta e mi è squillato il telefono. “Picceré, addò staj? Curre in zona Duomo, hanno vattuto a Lettieri. Vedi dove sta e stai insieme a lui”. E io ovviamente corro, trascinandomi dietro un collega-amico che ancora addentava la sua fetta di pizza (un mattone: pasta sfoglia, mortadella, provola).

Di Lettieri non v’era traccia al centro storico e così, dopo un giro e un parcheggio pagato inutilmente, sono andata all’Excelsior. Lì è venuto, con Cosentino e Martusciello Effe. Ha raccontato del suo spavento per le ragazze che girano sulle biciclette elettriche, aggredite anche loro. Della gente che le ha difese, del riparare in chiesa per evitare il peggio.

Noi lì, sul lungomare, con uno splendido tramonto poco distante e nel frattempo a piazza Dante sono tornati a darsele di santa ragione. Un corteo di antagonisti non autorizzato si è mosso dalla piazza, la polizia ha prima cercato di fermare il corteo, poi ha caricato, cercando di disperdere i manifestanti. Lo scontro è stato violento. La gente in strada fuggiva mentre scoppiavano i lacrimogeni, vetrine distrutte e commercianti che hanno abbassato in fretta e furia le saracinesche per proteggere i loro negozi.

“La città – ha detto Lettieri – ha già tanti problemi e non c’è bisogno di violenza”.

L.

La paranza

A volte non fa niente se è stata una giornata di merda, se lo sarà pure quella di dopo, se esiste il Pd, il Pdl, la cronaca e pure la metropoli.

Non fa niente pure se lavori come una pazza e non vedi una lira da due mesi (ma questo al direttore di banca come lo spieghi?)

A fine giornata ci sono degli amici che ti aspettano. Qualcuno è stanco come te, qualcuno è malato, qualcuno è preoccupato. Qualcuno è pure rimasto bloccato nel traffico.

Basta poco, a volte, per ricordarsi che c’è altro. Oltre la politica, oltre la pagina, oltre il pezzo da scrivere senza dimenticare nulla solo per sentirsi a posto con la propria coscienza, che altre ricompense non ce ne sono.

A..

✿ Buonanotte, fiorellino ✿

Mi piacerebbe aspettare la socia per la solita chiacchierata in chat. Mi piacerebbe sentire i retroscena della sua serata in piazza mentre il Napoli rimontava (la partita è finita 3 a 3, non si sarebbe  mai detto visto che lo Steaua Bucarest i suoi 3 gol li ha segnati nei primi 15 minuti di gioco). Mi piacerebbe sentire e leggere cose che magari non saranno pubblicate di ciò che ha detto un sindaco ‘pasionaria’ e incazzata come non mai perché qualcuno ha detto che è solo colpa sua se a Napoli c’è una nuova emergenza rifiuti visto che lei non fa la differenziata (poi se vogliamo dirla tutta, i cassonetti per la differenziata non ci sono nemmeno sotto casa del sindaco. Lo sa bene la socia che a riguardo ha scritto un articolo, qualche tempo fa. Perché non lo posti anche qui?).

Ma lei non torna. Dove sei andata a scrivere? Sono stanca, molto. Domani devo svegliarmi presto di nuovo e mi fa quasi strano staccare adesso e mettermi già a letto, perché una cosa così non accadeva da una vita.  Ma ho sonno e forse anche un po’ di raffreddore, l’ho sento in petto. Noi, però,  non possiamo permetterci il lusso di ammalarci, perché stare a letto significa non scrivere e non scrivere per chi viene pagato a pezzo (pap) – ma è il    caso solo mio, la socia non la pagano e basta – significa non guadagnare.

p.s.: socia, io aspetto un racconto dettagliato delle gesta della pasionaria…

altro post scrittum: sto tenendo testa in chat a una tipa che vuole sapere come ci si prepara a un test di cultura generale. Non esistono  manuali, siamo spiacenti.

L.

Lavoro, lavoro

Questo è quanto accade dalle nostre parti.

Accade che i disoccupati paralizzino la città, minaccino assessori, salgano sul tetto del Comune e imbrattino i muri ancora profumati di vernice fresca.

Accade pure, ed è successo ieri, che salgano sul Palazzo Reale ma che poi uno di loro non abbia saputo scendere. E sono dovuti arrivare i vigili del fuoco.

Nel frattempo io e la socia eravamo in giro per la città, purtroppo non insieme.

E non saremo insieme nemmeno oggi, lei andrà a sentire che stanotte hanno costruito il termovalorizzatore di Napoli est, e io che sì, va tutto bene, no non perderemo le elezioni, sì ma le primarie le dobbiamo fare perché ci appartengono però alla fine se non le facciamo sti cazzi, e comunque Berlusconi ieri ha retto ma è chiaro che non ha più la maggioranza, ed è brutto e cattivo perché se la prende con noi, tra l’altro noi la differenziata la facciamo pure quando troviamo i bidoni.

Tutto questo mentre c’è la partita e io bestemmierò ogni loro avo vivente o meno.

A.