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Aria di neve

Fa un freddo che non si crede, in questi giorni, a Napoli. C’è aria di neve. Per carità, sempre meglio della pioggia, ma in motorino si gela. Non serve a nulla coprirsi all’inverosimile: se devi percorrere 12 chilometri per arrivare in centro, creperai dal freddo.

Solo dopo un’ora che ero arrivata a via Verdi, per il Consiglio comunale, ho smesso di battere i denti e sono stata in grado di mettermi a seguire i lavori lenti di un’aula stranamente piena (nel senso che sono stati in 34 a rispondere all’appello, ma solo grazie a sette ‘Sì’ dell’opposizione).

E’ arrivata anche la socia, quella, dopotutto è la sua terza casa (la seconda è Palazzo San Giacomo) e tra una risata e una riflessione semiseria il Consiglio è finito, olè! In serata era in programma una festa di laurea di una nostra comune amica con il pancione.

Alle tre più o meno ho creduto di aver finito e invece no! Mi hanno piazzato una cosa alle 19 a piazza del Plebiscito, insieme ai pinguini, ovviamente. Ho fatto appena in tempo a preparare il dolce, fare una doccia e scendere di nuovo. Per fortuna senza traffico perché a Fuorigrotta c’era la partita del Napoli  (ha segnato Cavani al 93esimo, unici italiani a continuare l’Europa League) e così a quell’ora erano già tutti allo stadio o davanti alle tv.

Io sono arrivata, tremando e questo è il lancio che ho scritto sulla manifestazione di ieri sera.

Invivibilità: una sola parola per racchiudere la condizione che Napoli sta vivendo tra rifiuti, insicurezza, disagio sociale e disoccupazione e alla quale dicono ‘Basta’. La società civile è scesa in piazza del Plebiscito con una candela e “tanto silenzio”. Sono i cittadini comuni, circa duecento, che si sono dati appuntamento davanti alla balisica di San Francesco, attraverso la rete, Facebook sì, ma anche una catena di Sant’Antonio via mail, e nessuno sa da chi sia partita la mobilitazione.
“Ho ricevuto una mail – ha raccontato Annamaria, 62 anni – mi è sembrata una cosa giusta, ho avvisato altre persone e siamo qui”. Adulti, ma anche molto ragazzi, tutti stanchi di vivere in una “Napoli che muore, sommersa dai rifiuti, nel silenzio delle istituzioni e nel disinteresse generale”. È duro il commento che Antonio, 32 anni, precario di un call center riserva alla sua città.
Fa freddo in piazza, in tanti si stringono nei cappotti, ma non lasciano il presidio pacifico e silenzioso della piazza. “La società civile siamo noi – ha affermato Vittorio, 47 anni, impiegato – Non è vero che la città non può risorgere, noi siamo la parte buona, che vuole fare qualcosa di concreto per Napoli e per il suo futuro”.
I manifestanti si sono sistemati in cerchio al centro della piazza, sempre in silenzio, perché “uniti crediamo che Napoli possa superare questo triste momento di invivibilità”.

L.

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Monnezza tour

Non è che mi piaccia il titolo che hanno scelto. Non è che sia stato bello descrivere Napoli sotto i cumuli di rifiuti. Ma è quello che ho visto e che ho scritto.

BENVENUTI A NAPOLI, ECCO IL ‘RIFIUTI TOUR’ MARCIAPIEDI PIENI DI SACCHETTI, SI RISCHIA DI ESSERE INVESTITI

Marciapiedi pieni di sacchetti, strade in alcuni punti ostruite: l’immondizia in città la fa da padrone. È il ‘rifiuti tour’ di molte zone di Napoli che dal centro storico ai vicoletti più isolati, vive  la stessa situazione, vale a dire immondizia abbandonata e ovunque il cattivo odore. I passanti sono costretti a fare lo slalom tra i rifiuti, provando, nello stesso tempo, a non farsi investire dalle auto. Cosa che è accaduta, oggi, a Fuorigrotta, nei pressi del mercato rionale. Una donna è scesa dal marciapiedi ostruito e ha rischiato di essere investita. Dopo uno scambio di accuse con il conducente, alla fine, la colpa è dell’immondizia: «Finiremo in ospedale perchè investiti o perchè ci becchiamo qualche malattia». Nel centro storico, in piazza San Domenico e del Gesù i cassonetti sono pieni, ma non stracolmi.

Diversa la situazione se ci si addentra per i vicoletti: in via dei Maiorani, per esempio, una parallela di via Duomo, i rifiuti ostruiscono l’accesso. Stessa scena all’angolo tra via Duomo e l’inizio del quartiere Forcella dove i rifiuti occupano interamente i marciapiedi e, sottolineano i cittadini, «a breve finiranno in strada». Situazione pesante anche in Piazza Cavour, a due passi dal Museo archeologico nazionale, e in via Foria. Nella zona della Pignasecca, a poca distanza dall’Istituto Bianchi, i sacchetti costringono i passanti a camminare per strada, in un posto dovegià mancano i marciapiedi. «Ci hanno abbandonati – lamentano gli abitanti – Raccolgono solo nelle zone più visibili della città». In via Ventaglieri, il cattivo odore si avverte immediatamente. È emergenza anche nella cosiddetta City, nell’area centrale della città. Va un po’ meglio in via Roma e via Toledo, anche se, accanto a uno dei bidoncini sistemati per la strada, qualcuno ha abbandonato la carcassa di uno scooter; poco distante, in piazza Carolina, a due passi da piazza del Plebiscito, nella notte sono stati rimossi i cumuli, ma in via Chiaia, accanto ai cestini, la gente ha comunque abbandonato anche i sacchetti dei rifiuti. «Non sappiamo dove metterli – cerca di scusarsi un uomo – e allora visto che questi li svuotano, li portiamo qui». Lo spazio davanti a Palazzo Cellammare, però, è invaso da sacchetti non raccolti e cartoni. «Qui non hanno pulito – evidenziano i commercianti della zona – Forse non è legato solo all’emergenza, ma da quando è ricominciata questa storia, abbiamo difficoltà a lavorare». In via Cristoforo Colombo, agli angoli delle strade i cassonetti sono ormai stracolmi. I pedoni cercano di scansare da un lato i sacchetti sui marciapiedi, dall’altro le auto perchè l’unica alternativa è camminare per la strada.

L.

Piove su Napoli

La preoccpazione c’era e forse era pure giustificata. Da Roma si sono lamentati anche oggi per la diretta di Corriere.it della conferenza di Bertolaso. Io ero molto amareggiata, da tutto e questo nonostante i mille complimenti arrivati dalla mia redazione di Napoli per la domenica passata a lavorare, da sola, e per la B sui contenuti del vertice di sabato.

Sono andata a lavorare un po’ sottotono, la socia mi ha detto che è normale, così funziona e ha fatto in modo che reagissi alla rabbia e all’amarezza. Ho ascoltato le richieste di un assessore del Comune che chiede di sbloccare 18 milioni di fondi europei, già stanziati anche dalla Regione Campania per 13 progetti relativi alle pari opportunità.

Poi alle 17 è arrivata la conferma che davvero ho lavorato bene: “Torna in Prefettura, sta arrivando Bertolaso”. Arrivo sorridente, allegra quasi e trovo le stesse facce di ieri, qualcuno mi abbraccia, altri ancora mi chiedono perché ieri sono andata via sbattendo la porta. E lì a spiegare che ero stanca e volevo solo mettere un punto alla giornata. Perché non puoi raccontare come stanno veramente le cose, devi stare zitta certe volte e io l’ho imparato.

“Napoli torna pulita”, “Il termovalorizzatore di Acerra funziona bene, anche oggi ha bruciato oltre 1.500 tonnellate di rifiuti”, “L’apertura di una seconda discarica è lontana”, “Speriamo che i sindaci dei Paesi vesuviani cambino idea e accettino l’accordo che abbiamo proposto”. E la giostra riprende a girare e continua a farlo quando lo staff di Bertolaso ci avvisa che Berlusconi ha appena telefonato per esortare a continuare su questa strada per risolvere il problema.

La Rai in diretta, io in contemporanea detto e stavolta nessun problema. Domani la Prefettura mi attende di nuovo.

L.

Esultare in silenzio è una cosa difficile

”Congelamento di Cava Vitiello a Terzigno come seconda discarica, bonifica immediata della ex Cava Sari che resterà aperta fino a esaurimento e l’impegno di Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, a presentare in Parlamento la richiesta di escludere Cava Vitiello dalla legge del 2008. È il documento congiunto – a quanto si è appreso – che stanno stilando nel vertice nella Prefettura di Napoli tra lo stesso Bertolaso, il governatore della Campania Stefano Caldoro, il presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, e i sindaci dei Comuni vesuviani interessati dalla apertura del secondo invaso. Il documento tecnico, secondo indiscrezioni trapelate mentre l’incontro è ancora in corso, prima di essere sottoscritto dalle parti sarà sottoposto all’esame delle popolazioni interessate”.

La mia notizia con le stelletelle, una Deep Throat che mi rivela i contenuti dell’incontro. Io che decido di fidarmi. Una telefonata dieci minuti più tardi. Sì, sono stata io, la firma è la mia, ho sbagliato? Ma no, tutto regolare è davvero di questo che si sta discutendo.

Questo era ieri, sabato più o meno alle otto di sera quando ero davanti alla Prefettura da appena 4 ore. Sospetti, facce storte e un’occhiataccia, alle 11, che non mi aspettavo, ma ci stava. Il documento alla fine l’ho passato punto per punto (e ne conservo gelosamente copia, in ricordo). Quello dell’impegno di Bertolaso, però, non c’era. Il perché l’abbiamo capito dopo: Cava Vitiello non può essere cancellata dalla legge, però resta congelata.

Io cammino a mezz’aria, per esultare mi allontano, giro in piazza del Plebiscito, vado al Gambrinus e mangio cioccolata.

L.