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Bye bye America’s Cup

Napoli perde ancora l’America’s Cup. O meglio, per essere precisi, due tappe delle World series della Coppa America. A vincere, stavolta, è Venezia. Apri il giornale di domenica mattina e scopri che Napoli è indietro nella corsa, mentre qui tutti dicevano che era cosa fatta. E mentre cominci il pranzo della domenica arriva l’ufficialità che gli americani hanno firmato con Venezia e tu, di punto in bianco, te ne devi occupare. No, la città del Moro non è spuntata da un cilindro. Insieme a Trapani, in Sicilia, concorrevano e da prima di noi, per aggiudicarsi quelle tappe.

Ora ci stanno dicendo che forse abbiamo una speranza per avere almeno una tappa qui. Un contentino. Si dovrebbe anche capire cosa in realtà abbiano offerto in più, in termini anche economici, i veneziani.

E sempre domenica, Caldoro, Cesaro e de Magistris hanno scritto un comunicato congiunti (di quelli che ultimamente vanno di moda da queste parti) per dire che loro hanno fatto tutto il possibile per mettere nelle condizioni ottimali chi doveva occuparsi delle trattative “ovvero il
presidente dell’Unione degli industriali della provincia di Napoli, Paolo Graziano”. E se non fosse chiaro che si stava scaricando la colpa su di lui, più avanti lo hanno pure ripetuto: “Chi ha gestito la trattativa, in particolare il presidente dell’Unione industriali Napoli, interfaccia per l’Acea, negli incontri avuti con noi e anche pubblicamente, ha sempre manifestato e manifesta tuttora certezza circa la realizzazione della America’s Cup a Napoli”.

La differenza? Qui siamo andati avanti di proclama in proclama. Tra scettici e ottimisti e “Bagnoli non sarà pronta”, “Cosi’ si rallenta la riqualificazione dell’area” etc etc, l’estate a Napoli è passata parlando solo di questo e le cose si sarebbero dovute concludere il 15 agosto. Già quel giorno, qualcuno avrebbe dovuto capire che se da San Francisco non era arrivato nemmeno un piccione viaggiatore forse c’era da preoccuparsi. E mentre qui non si sa come e perché si continuava ad attendere e a discutere di quanto sarebbe costato rimettere più o meno a nuovo Bagnoli e se con il tempo ce l’avremmo mai fatta a realizzare tutto, quello stesso 15 agosto il sindaco di Venezia, Orsoni, è andato in Portogallo e ha stretto le mani degli americani.

Ora tutti vogliono tacere “per non fare la figura di merda”, ci hanno detto ieri sera dopo tre ore davanti alla sede degli industriali a piazza dei Martiri. “Quella l’avete già fatta”, è stata la mia risposta. Niente, in pratica, rispetto a quello che avrei fatto una decina di minuti più tardi: prendermela con chi assolutamente non c’entrava nulla di quelle tre ore trascorse lì senza motivo.

Una spiegazione io me la sono anche data. Sono stata avvisata perché era convinzione diffusa che dalla riunione sarebbe uscito qualcosa di buono. Invece non è andata così se l’assessore della Regione, Taglialatela, se n’è andato alle 19 e la riunione è terminata un’ora e mezza dopo. A quel punto meglio uscire senza dir nulla alla stampa e non regge che siano stati gli americani a dire di fare silenzio perché magari c’è ancora qualcosa per Napoli. Poche righe stringatissime, l’ennesimo comunicato congiunto e inutile.

L.

 

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Dalla libertà del Portogallo alla prigionia di un’Aula

Come un anno fa, oggi in Consiglio ero da sola. Senza la socia. La differenza con l’ottobre del 2009 è che lei era in Portogallo da una sua cara vecchia amica che lì stava facendo l’Erasmus. Si divertì bevendo porto e mangiando schifezze dal nome irripetibile, facendo notte fonda in giro per la città e andando di fronte all’oceano, facendosi scattare foto sorridenti.

Ora no. Ora è costretta a stare tra ragazzi che, a suo dire puzzano perché non usano il deodorante o forse non si lavano (portebbe essere anche questo un caso di diffamazione, eh). Deve obbligatoriamente seguire una settimana di corso organizzata dall’Ordinen dei giornalisti prima di andare a fare l’esame e non può lavorare. Tra un po’ andrà in crisi d’astinenza da lavoro.

E così stamattina ero sola soletta a seguire la discussione sul piano edicole che, però, è stato rinviato in commissione perché la maggioranza ha presentato emendamenti che potrebbero stravolgere l’impianto del provvedimento (ma nessuno ha capito come e  perché) e il centrodestra ha chiesto e ottenuto il rinvio.

Da semicronista quale sono, ho avvicinato il tipo del Pdl per chiedergli il perché della sua proposta. Mi ha risposto che alcuni punti non lo convincevano, poi però il tipo del Pd che si è incazzato perché il suo partito ha detto sì all’opposizione, mi ha detto: “Abbiamo parlato e mi ha confessato che è intervenuto senza sapere nemmeno cosa dire”. Sarà. Fatto sta, però, che la cosa è passata, la maggioranza non ci ha fatto una bella figura e la prossima volta potrebbero anche non avere i  numeri per cominciare la seduta, perché sarà in prima convocazione.

E nonostante i mal di pancia di qualcuno del Pd e una telefonata di un consigliere-amico che mi ha detto: “Mi hai dato la giustificazione per non essere mai più presente in Consiglio”, il sindaco sostiene che vada bene così perché “l’opposizione va tutelata e la maggioranza non può presentare tre pagine di emendamenti all’ultimo minuto”.

Ah e non dobbiamo dimenticare che stamattina, il sindaco, intervenendo in aula sulla questione rifiuti, non ha mai pronunciato il nome né del presidente del Consiglio, che le ha addossato tutta la responsabilità della mancata raccolta dei giorni scorsi, né “del suo sottosegretario delegato che è stato anche mio dipendente per 5 anni agli Affari sociali, quando ancora non era una celebrità”.

L.