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Elevato alla quinta potenza

Quattro euro e venti centesimi per comprare  i giornali la domenica mattina valgono bene la scarica di gioia che ho provato quando ho letto i titoli sul confronto pubblico di ieri tra i Fab Five, i cinque candidati alle primarie del Pd per fare il sindaco di Napoli.

Perché la socia era l’unica ad avere una frase, una confidenza, che ha cambiato il punto di vista di un articolo che sarebbe stato noioso. Il fatto è che ieri mattina, se non si fosse capito, noi abbiamo lavorato insieme. Il dibattito è stato lungo, noioso, appesantito dalle domande della gente in sala. Il nulla elevato alla quinta potenza. Molto più interessante andare a vedere chi c’è nelle altre sale, in piedi di lato, nascosto magari in un posto un po’ nascosto.

A un certo punto, due colleghi si sono allontanati. “Noi andiamo a fumare una sigaretta” e via. Ho fatto in tempo a dire “Vengo anch’io”. Lei, la collega, mi ha guardato strano. Piuttosto, che andare fuori, i due si sono fermati prima perché qualcuno li aveva avvisati che in una stanza defilata c’era Bassolino. Ho mandato un sms alla socia e lei è uscita.

La mattinata, praticamente, è cominciata lì. Il dibattito era a tratti insostenibile. Bagnoli, il piano regolatore, la cultura, il rilancio della città, i giovani. Tante parole, poche idee concrete e noi ad ascoltare sperando che uscisse qualcosa.

E poi eccola, la frase che ti cambia il pezzo. Pietro Lezzi, ex sindaco socialista, andando via si è fermato a parlare con Bassolino. Saluti, convenevoli e poi Lezzi dice: “Ma sono candidati a sindaco o a consigliere? Qua nessuno è come te”.  E sì che forse Lezzi ha ragione a essere deluso perché di idee nessuno ne ha sentite. (Su tutti, alla fine, ha vinto Marotta, padrone di casa, che ha criticato un po’ tutti per il loro modo di non fare e alla fine, per lui, standing ovation).

D’accordo, confidenze tra due persone e magari non dovevo ascoltare, ma ero lì, ho sentito… Poi resta sempre il fatto che scrivi per un’agenzia e allora ci pensa la socia.

GRANDEEEEEEEE!

L.

A Natale regala papaccelle

Ho iniziato con “casa, terra e lavoro”, ho finito con le solite primarie e le polemiche sui due euro. Che poi, insomma, perché dovrei pagare due euro per partecipare alle primarie del Pd? Io piuttosto prendo caffè e cornetto al bar, e mi avanza pure il resto. Il Pd è uno dei miei bersagli preferiti, una volta ho detto a un dirigente locale che è la prova “che la democrazia, senza alcun freno, produce solo danni”. E lui ha detto che ho ragione, e ha riso. Questo per dirvi come stiamo.

Ad ogni modo ieri pomeriggio ho bestemmiato ogni santo del calendario, compreso SANTO NATALE, perché un candidato, la cui addetta stampa ci aveva cercato per chiedere di fare un’intervista, non si è fatto trovare. Mi ha richiamato alle 20,30, quando il mio pezzo era ormai fatto senza di lui, per cui li ho mandati cordialmente a quel posto. Ma poi il pezzo, per punizione, l’ho riaperto comunque. Ho scritto anche un altro paio di cose, dopo la mattinata con la socia. In particolare “A Natale regalate papaccelle”. È una libera interpretazione dell’intervista che ho fatto, e quando l’ho detto al collega si è scompisciato dalle risate.

In serata, finalmente libera, me ne sono andata a vedere il cinepanettone che come previsto,  una cagata pazzesca. Ma sarà perché essendo donna Belen nuda non mi fa nulla. (E no, il presidente non ci comprerà un buon giocatore con gli incassi del film).

E ora si riparte, per una nuova giornata. Sinceramente sono stanca morta, tra regali e lavoro ho sempre talmente tante cose da fare che non vedo l’ora arrivi domani.

A.