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Se questo è un sindaco

NB. Questo post è stato scritto circa una settimana fa, ma solo stamattina il blackberry mi ha permesso di pubblicarlo.

La campagna elettorale ormai è diventata soltanto un’ammucchiata di dichiarazioni e provocazione, promesse impossibili e boutade popolaristiche che si esauriranno non appena le schede verranno tirate fuori dalle urne.
A Milano, per carità, è la stessa cosa, anzi peggio perché a Milano c’è il cuore del potere berlusconiano e lui non vuole perdere, proprio no, lo sa bene anche il fronte dell’antiberlusconismo che lí calca la mano.
A Napoli c’è la munnezza che fa da sfondo alle lotte tra partiti, perché i popoli giá da tempo si sono stufati. Eppure c’è chi guarda con fervore a De Magistris, l’ultimo dei messia di questa stagione dell’antipolitica che nega ciò che promette di fare. Perché la politica, dio benedica gli studi classici che me lo ricordano ogni momento, è la cura del bene comune. Come fanno i napoletani a credere ancora alle promesse, dopo tutte quelle che gli han fatto? Non lo so, eppure ci credono, credono che a bagnoli presto sarà tutto verde e azzuro di prati e mare pulito, che a Ponticelli al posto dell’inceneritore, per il quale c’è una gara in corso, fioriranno giardini, che sorridenti operatori ecologici busseranno alle loro case per la differenziata e in men che non si dica spariranno sacchetti e cassonetti e la città sarà pulita. Nessuno si alza mai per inchiodare politici e politicanti con una domanda, preferiscono applaudire all’ennesimo annuncio roboante che chi pronuncia presto non ricorderà.
Bisognerebbe sfidarlo il potere, o chi si appresta a conquistarlo, guardarlo negli occhi e inchiodarlo alle verità che non vuole confessare, convincerlo a spogliarsi della dialettica e poi decidere. E in quel caso ci si accorgerebbe che oggi non c’è nulla da applaudire.
A.

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Differenziamoci (ma su wordpress c’è la censura?)

Io questo post l’avevo già messo come richiesto dalla socia. Ma è sparito.

Ora non so se è un caso o se il dio delle immensità e dei blog protegge la Iervolino.

Ma siccome sono atea io lo rimetto lo stesso e vediamo.

23 settembre 2009

«Non posso più fare la raccolta differenziata, perché sotto casa mia non ci sono i bidoni». Se a dirlo è il sindaco Iervolino, l’obiettivo del 25% entro l’anno sembra ancora più distante. Eppure quella percentuale è un imperativo da raggiungere entro il 31 dicembre, pena il commissariamento dell’ente, così come previsto dal decreto governativo in tema di emergenza rifiuti. Per ora siamo ben lontani, gli ultimi dati disponibili si fermano a poco oltre il 18%, e alla fine dell’anno manca poco. In più, la manovra di assestamento del bilancio “di lacrime e sangue” dell’assessore Realfonzo ha tagliato 6 milioni di euro dalla dotazione dell’Asia proprio per la raccolta differenziata, suscitando il malumore del collega di giunta Giacomelli. «Il problema è ottimizzare le risorse che abbiamo e fare anche, a un certo punto, delle scelte, che non sono facili da fare per mancanza obiettiva anche di spazio – spiega la Iervolino – vi faccio un esempio: come sapete io mi sono trasferita da via Duomo, quartiere Mercato-Pendino, a via Bracco, nel centro di Napoli. A via Duomo noi facevamo tranquillamente la differenziata perché c’era lo spazio per mettere i vari cassoni, ormai m’ero abituata. Qui con mio grande imbarazzo, non facciamo la differenziata, perché in centro non c’è lo spazio per i cassoni. Quindi ci sono problemi economici – conclude il sindaco – ma è un problema anche com’è strutturata la città. Però al 25% miriamo sempre». Parole che suscitano la risposta ironica dell’assessore Giacomelli. Sui tagli alla differenziata non intende esprimersi, «non voglio dire niente, se ne parlerà in consiglio». Ma sulla mancanza di spazio per i bidoni non si trattiene: «Non è proprio così, ma se lo dice il sindaco è così per definizione – risponde con un sorriso piccato – in realtà stiamo procedendo con la ristrutturazione della city, abbiamo spostato tutti i cassonetti. Proprio in questi giorni stiamo preparando le ordinanze per mettere i nuovi cassonetti e metteremo anche le campane vicino all’abitazione del sindaco». Intanto l’amministrazione rischia seriamente di essere commissariata: l’obiettivo del 25% entro l’anno sembra davvero un miraggio, e i fondi in meno non aiutano di certo. I tagli – ci sono anche 4 milioni e mezzo per le politiche per i minori e quasi un milione per la manutenzione dell’edilizia popolare – sono dovuti alla scarsità di risorse economiche: per chiudere la manovra l’assessore ha davvero “raschiato il fondo”. «Napoli è in una situazione nella quale sono tutti i comuni d’Italia – spiega il sindaco – ieri Fassino a Ballarò ha messo in luce che tutti i sindaci di destra e di sinistra stanno scavando il fondo, spero ci si renda conto che oltre non c’è niente». È un problema di crisi economica internazionale, spiega il sindaco, ma anche di governo: «Se, come ha chiesto l’Anci, che vorrei ricordare ha un presidente di centrosinistra, Chiamparino, e un presidente del consiglio nazionale di centrodestra, Alemanno, allentassero un pochino i vincoli del patto di stabilità sarebbe possibile far uscire del denaro da investire per una spinta alla ripresa da quei comuni che hanno i soldi. Napoli in realtà non è tra questi, ma insomma, sarebbe un inizio. Speriamo comunque che la discussione sulla finanziaria, per scarna che sia, serva anche a mettere in luce queste che sono esigenze generali».

A.