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“È la guerra civile” (Back to Naples)

Dopo ore nel letto a cercare la forza di alzarmi, scendo con l’idea di fare qualche servizio e passare in redazione per raccontare di ieri. È stata una giornata distruttiva e a dir la verità mi sento ancora sotto shock. Scendo sentendomi completamente fuori dal mondo. Cioè, le notizie di nazionale da mandare a memoria, giorni di poco lavoro, il viaggio, l’ansia, lo stress, roma, l’esame… Sapere cosa succede perché lo leggo distrattamente in quelle pagine di locale che mai come ora non mi interessano minimamente.

Stamattina mi sentivo come fossi tornata dopo anni d’assenza.

Ero a via Roma in un negozio. Un botto, urla, rumori. Pago e mi piombo fuori mentre la commessa urla che “Ma che è, da noi a Roma stanno a fà manifestazioni tutti i giorni e ste cose non se vedono pe’ niente”. Io e la sua collega ci guardiamo avvilite, lei prova a dire che è “un momento un po’ particolare, ne hanno arrestati parecchi”…e la romana le risponde schifata “E me pare il minimo, ma che siete matti?”. Silenzio, io mi defilo. Esco fuori ed è la guerriglia urbana. Anzi “la guerra civile”, come dice la gente che s’affolla, e scappa, e urla e chiede che è successo.

Fioriere rovesciate, le piantine sono dieci metri più in là. Al centro della strada ci sono due automobili della telecom, più furgoncini in verità, grottescamente ribaltate su un lato. Poverine, fanno sorridere, sembrano giocattoli, le macchinine con cui giocavamo da piccoli. “Mi sono visto una trentina di loro venirmi incontro, mi sono fottuto di paura, sono sceso dalla macchina e l’ho chiusa, poi sono scappata. Manco dieci metri e l’hanno ribaltata”. Ma chi erano? “Ma che ne so, erano grossi, il volto coperto da sciarpe, cappucci, cappelli. Hanno buttato tutto per aria e poi sono scappati per i quartieri”. La gente continua a riversarsi in strada, s’avvicinano intanto le camionette della polizia e gli agenti in tenuta antisommossa. “Era un gruppo di disoccupati organizzati che s’è staccato dal corteo degli studenti e ha fatto un raid” ci spiegano “speriamo che qualche telecamera ripreso qualcosa”. E scuotono la testa.

Arriva un’ambulanza, poi i vigili del fuoco che rimettono in piedi le povere automobiline. Intanto uno dei ragazzi della Telecom, con il decoder Alice sotto al braccio, non ha smesso di lavorare e parla coi suoi capi del problema riscontrato dal cliente. Sul posto c’erano un paio di colleghi, tutti capitati lì per caso. C’ha fatto sorridere questa cosa, era proprio “stare sulla notizia”. Chiamate alle proprie testate, arrivano i fotografi e noi, dopo le ultime verifiche, ci salutiamo.

La mia città stamattina m’ha salutato così, mi ha ricordato chi sono. E pazienza se non ne ho scritto perché alla mia redazione serviva altro. Era il “bentornata” della cronaca.

A.

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