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“Che Dio ci benedica, tutti”

Non è Natale senza il Canto di Natale di Topolino.

Lo facevano in tv stamattina e sono riuscita a vederne gli ultimi dieci minuti, sorridendo.

Tra corse, lavoro e stress il Natale me lo dimentico tutti gli anni. Mi conquista all’improvviso, quando distribuiamo uno a uno i regali sotto l’albero, facciamo pausa a mezzanotte per la nascita del bambino Gesù, e poi riprendiamo. C’è un copione non scritto che si ripete ogni anno, la cena che è sempre la stessa e i pacchi aperti sapientemente, distribuendoli tra i vari membri della famiglia, per evitare che uno finisca troppo presto i suoi.

Ognuno ha il suo Natale in casa Cupiello.

Quest’anno Babbo Natale è stato estremamente buono e io per un attimo ho guardato i miei, poi l’albero, e il presepe che mi comprò mio nonno tanto tempo fa e poi ampliammo io e papà con sughero, colla e fantasia, e mi sono sentita felice. Sono rari i momenti in cui i problemi li dimentichi e ti sembra che tutto, in fondo, sia bello. Vado in giro con le mie calze rosse e le mollette con un pupazzetto, un angelo. E ne sono fiera. Stamattina mi sono messa alla guida per fare il giro dell’isolato, salire da mio zio, caricare in auto tre sedie, depositarle a casa e poi parcheggiare. La gente mi guardava e io ridevo. Perché Natale è un po’ così, succedono cose ridicole e divertenti come quella volta che scappò il capitone o quell’altra in cui saltò la luce e cucinammo tutto al buio, con le candele.

Natale è bello pure perché per un po’, cascasse il mondo, il lavoro non esiste. Le redazioni sono chiuse, il giornale in edicola non esce e puoi camminare per strada senza il timore che una notizia ti cambi la giornata. Io e la socia stiamo tirando un attimo di respiro, per un pochino libere. Lei starà giocando col suo nuovo giocattolo e io sorrido felice pensando alle mie cose nuove e a quanto mi piacciono e quant’è bello che la mia famiglia si sia data da fare per comprarmi cose che mi piacessero.

Perché in fondo, nonostante c’abbia litigato a lungo, a me ‘o presepe mi piace. Ma proprio tanto.

A.

Happy Birthday (con Berlusconi)

È stato il mio compleanno.

L’ennesimo compleanno da semigiornalista sfigata, nemmeno precaria praticamente, e se ci penso è uno dei motivi che mi causa ansia. È stato…particolare. Sei una giornalista se gli auguri te li fa mezzo consiglio comunale, se ti chiamano gli assessori. Se il giorno prima esci con le tue amiche colleghe pure se sei distrutta e la socia a mezzanotte inchioda in mezzo alla strada per farti gli auguri. Sei una giornalista se il giorno del tuo compleanno lo passi a correre, come sempre, ma poi il tuo amico – anche lui, ovviamente, collega – decide di accollarsi una noiosissima riunione del Pd per darti una mano. Per la cronaca, nella noiosissima riunione non è successo un cazzo se non che ce la stanno mettendo tutta per perdere pure queste elezioni.

Sei una giornalista se una persona speciale, e per inciso il padrone di casa, arriva per ultimo al brindisi perché stava seguendo Berlusconi che guarda un po’, ha scelto proprio il giorno del tuo compleanno per risolvere l’emergenza rifiuti. Ed è talmente fiero di esserci riuscito che per questo convoca una conferenza stampa alle undici di sera, attirandosi le bestemmie di tutti i giornalisti italiani. Soprattutto le mie, perché poi l’unica cosa che volevo, per un compleanno dal sapore agrodolce, era stare cinque minuti in grazia di dio con alcune persone importanti. La torta con loro l’ho aperta tipo all’una e mezza, i rifiuti sono ancora in strada e io non sono proprio sicura che la soluzione contro l’emergenza sia proprio quella giusta. Napoli non può più sversare a Terzigno (dove non aprirà la seconda discarica). Il termovalorizzatore di Acerra dà ancora problemi e Chiaiano sarà presto piena. E la munnezza dove la mettiamo?

Ah, sei una giornalista anche se i tuoi amici ti regalano un registratore perché il tuo s’è rotto anni fa. E tu sei “un sacco contenta”.

A.