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Ed è appena lunedì

La sveglia che suona prima delle 7, la pioggia che batte alla finestra e urla che oggi non uscirai in motorino, il caffè. Poi di corsa in macchina a lavoro, un convegno su federalismo e sanità, a Villa Doria d’Angri, Posillipo (wow, che culo!). Un’ora e 40 minuti per fare una ventina di chilometri, ma tu sei tranquilla perché pensi: “Non saranno puntuali nemmeno loro visti il traffico e la pioggia” e soprattutto “Non verrà Caldoro visto che ieri era a Saint Vincent che non è certo dietro l’angolo”. E invece no! Caldoro c’era! Io e la gazzella della polizia siamo arrivati praticamente insieme, il resto della carovana dopo qualche minuto.

Niente paura, non facciamoci prendere dal panico e manteniamo la calma anche se loro hanno la precedenza, tu non hai ancora trovato posto per l’auto e giù potrebbero già esserci altri colleghi. Ho parcheggiato, non senza danni, e sono corsa a rotta di collo, sotto la pioggia, senza aprire l’ombrello, su una discesa ripida e bagnata.

È il lato ‘bagnato’ di questo lavoro, quando resti la mattinata coi i capelli umidi, la tosse che ti perseguita e in testa il ricordo di un incubo a metà, come un ronzio, che non ti lascia in pace.

Poi il convegno, in una sala dove il telefono non prende, piena zeppa di gente e con le finestre chiuse perché entra il vento che stamattina è freddo. Ma fa caldo e non si respira, maledizione!

Ma sì, il federalismo può essere un’opportunità, basta crederci. Non come il signore che ha detto: “Ma perché mi chiedete del federalismo? Voi siete proprio sicuri che partirà?”. E non era un tipo qualsiasi, ma uno che fino alla scorsa settimana si è occupato di sanità in Campania prima di andar via sbattendo la porta.

Però, non ci faremo mettere i piedi in testa da nessuno, e “se dalla Lega arriveranno tentativi di arroganza e prepotenza contro il Mezzogiorno, noi risponderemo colpo su colpo”. Io, in realtà, prenderei il bazuka, quello che tengo nascosto nell’armadio perché può sempre tornare utile, e farei piazza pulita.

Adoro questo mestiere anche se è appena lunedì e sono già esaurita.

p.s.: dopo  la fiancata sinistra, ricordo della campagna elettorale dello scorso marzo, oggi ho distrutto quella destra.

L.

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Vuoi vedere che non sono neanche in 20?

Sono quasi le 11

Tra un po’ qualcuno chiederà l’appello per dare inizio ai lavori del Consiglio comunale. In seconda convocazione. Quindi non 31 consiglieri per dichiarare valida la seduta, ma 20. E su questa quota che, però, è stata fatta un po’ di confusione. Perchè, stando al regolamento, basterebbero 12 consiglieri. Una legge (la 267 del 2000) prevede che sia presente 1/3 dei consiglieri che, nel caso del Comune di Napoli è, appunto, 20.

Seduto tra i banchi dell’Aula, c’è qualcuno che con una mano tiene il foglio con i nomi dei consiglieri con l’altra il telefono e chiama a raccolta la maggioranza.

“Vuoi vedere che non hanno nemmeno i 20?”, mi fa uno del Pdl e ride di gusto, pensando che i suoi colleghi non conoscano le regole né abbiano letto, sul giornale di oggi, che il numero richiesto non è 12.

Ma i 20, alla fine, ci sono. Anzi sono addirittura 31 e dire che oggi nemmeno servivano.

City council can start.

L.

Specchio riflesso (e no, meglio che non continuo)

La sveglia per studiare.

Mille cose a cui pensare mentre ancora cerco di leggere i giornali per scoprire che no, non ho scritto cazzate e non ho nemmeno bucato come temevo.

Arrivo a una conferenza invertendo gli orari degli appuntamenti, per cui scopro che sono arrivata in orario sì, ma per la conferenza sbagliata.
E non c’era la socia a coprirmi le spalle.

Se al sindaco avanzasse una sveglia dalla strenna consigliare potrebbe darmela, e già che c’è pure una bici che trovare un posto nella city è diventato impossibile anche col motorino. (Soprattutto se il giorno prima le Iene hanno fatto un servizio sui parcheggiatori abusivi – una novità, ne ho almeno  12 in archivio – e dunque sono magicamente rispuntati i vigili)

Pomeriggio solito incasinato di lavoro e pezzi che cambiano, si assottigliano, si allungano, si moltiplicano.

Riesco a finire in tempo per la partita, e mi arriva una telefonata.

“Mi cambiate la foto?”

“Non c’è problema, siamo soliti soddisfare le vanità altrui”.

Partita di merda, ma questa è un’altra storia.

Ps. se continua così, saranno primarie a perdere.

A.