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La donna dei record – Rosa Russo Iervolino, il sindaco più longevo della storia della città

Premessa: Quanto segue è la tesina che ho portato all’esame da professionista, realizzata grazie a una chiacchierata con Rosetta, in un pomeriggio di pioggia, nel suo studio di Palazzo San Giacomo. Di quell’ora e più ho una registrazione religiosamente conservata, che magari trascriverò qui. Per ora beccatevi la tesina. Mi sembrava giusto postarla oggi, nel giorno del passaggio di consegne col nuovo sindaco Luigi De Magistris.

Napoli è donna. Nasce e prende nome, secondo la leggenda, dalla sirena Partenope. E allora non sorprende che il sindaco più longevo della sua storia sia l’unica donna ad aver ricoperto finora quest’incarico. Rosa Russo Iervolino è stata eletta alla guida di Palazzo San Giacomo nel maggio 2001. Terminerà il suo secondo mandato nella primavera 2011. Prima di questo record, ne ha segnato un altro: è stata la prima e finora unica donna titolare del Ministero dell’Interno. Nessuno, prima di lei, aveva governato Napoli per dieci anni di seguito. Né il comandante Achille Lauro, alla guida dal 1952 al 1958, e poi dal 1960 al 1961. Né il sindaco del terremoto, il comunista Maurizio Valenzi, in carica dal 1975 al 1983. Nemmeno Antonio Bassolino, che nel 2000 lascia la poltrona di primo cittadino conquistata nel 1993 per prendersi quella di governatore. Nel 2001 si torna alle urne. Il centrosinistra vuole un nome che raccolga il patrimonio di quel “rinascimento napoletano” che poi ha finito per deludere le aspettative. La scelta cade su Rosa Russo Iervolino, allora presidente della Commissione Affari Costituzionali e senatrice di Bagnoli e Fuorigrotta. La lunga carriera romana le ha dato visibilità e autorevolezza. Figlia di due Padri Costituenti, è stata eletta più volte al Senato e alla Camera, è stata Ministro per gli Affari Sociali, della Pubblica Istruzione, titolare degli Interni. Nel 1999 aveva sfiorato il Quirinale. «Non avevo alcun rapporto politico con Napoli, perché sono andata via quando avevo dieci anni», ricorda, «Però la legislatura 1996-2001 mi aveva legato fortemente al territorio di Bagnoli- Fuorigrotta. C’era anche un legame molto forte con la giunta Bassolino, di cui ero il “riferimento” in Parlamento». Il centrosinistra punta su di lei, ha l’appoggio di nomi come Giorgio Napolitano con cui aveva fatto la campagna per il Senato nel ’96. «Non volevo, ma ho avuto pressioni fortissime. Avevamo perso le politiche, ma subito abbiamo avuto una rivincita perché dopo 15 giorni col ballottaggio abbiamo vinto a Napoli, a Roma con Veltroni, e a Torino con Chiamparino. Le tre candidature, anche tra i partiti, si erano intrecciate in modo tale che o dicevamo sì tutti e tre o non si trovava un accordo». La campagna elettorale è lunga, giocata in mezzo al popolo, tra comizi, passeggiate e manifestazione finale in piazza del Plebiscito, simbolo della città. Il primo round contro il candidato del centrodestra, Antonio Martusciello, non basta a vincere. Si va al ballottaggio, e viene eletta con il 52,9% dei voti. I cinque anni del primo mandato si susseguono in continuità con la precedente esperienza, rafforzata dal filo diretto con il governatore Bassolino. “Malgrado un contesto non favorevole abbiamo lavorato sodo, portando avanti il ciclo politico iniziato 13 anni fa”, scrive il sindaco nel bilancio di fine mandato, elencandone i successi. Il Piano Regolatore Generale, la gestione dei fondi europei, i cantieri per la metropolitana e il restyling della città, scuole e asili nido, l’attenzione per le fasce sociali deboli. Qualcosa, lo dice la storia, è rimasto sulla carta dell’opuscolo stampato nel marzo 2006, poco prima delle nuove amministrative. Iervolino si ricandida dopo molte incertezze. «Mi sembrava che, fatte alcune cose, io potessi tornare a quello che mi piaceva – ricorda – Ma c’è stata una svolta che mi preoccupava, si profilava un attacco al piano regolatore; ricominciarono a circolare alcune facce, anche del mio partito, che non mi piacevano per niente. Se ci fosse stato un candidato affidabile sarebbe stato diverso, ma siccome comparivano sulla scena più mezze calzette che gente con voglia di provare a far fare un altro passo avanti a Napoli, sono rimasta per farlo io». L’avversario di centrodestra è l’ex questore Franco Malvano, a sinistra incalza il “maestro di strada” Marco Rossi Doria. Rosetta replica lo schema della precedente campagna elettorale, sempre accompagnata da Bassolino. Il risultato è ancora migliore, nonostante le critiche alla sua amministrazione non siano mancate: viene rieletta al primo turno con il 57% dei voti. Il secondo mandato è durissimo. I risultati degli anni precedenti, con quelli, meno elettrizzanti, accumulati dopo, vengono sepolti da critiche, scandali, tragedie, rifiuti. I rapporti si fanno tesissimi anche con il centrosinistra. Nel 2008 l’onta dell’ennesima emergenza rifiuti spegne l’astro di Bassolino e segna il declino di quello della Iervolino. Pochi mesi dopo gli scontri di Pianura un assessore, Giorgio Nugnes, viene arrestato per quei tumulti. A fine novembre il titolare del Bilancio, Enrico Cardillo, si dimette. Il giorno dopo Nugnes si uccide, turbato anche dalle voci su una nuova inchiesta in cui si diceva fosse coinvolto. Il caso “Global Service”, su un appalto per la manutenzione stradale, scoppia due settimane più tardi: Cardillo e altri tre membri di giunta vengono arrestati. Saranno poi assolti, ma sul Comune si abbatte una bufera. «Avrei potuto ascoltare le sirene che “consigliavano” di lasciare – scrive Iervolino in una lettera ai giornali – ma, rispettando il mandato ricevuto, ho deciso di continuare a lavorare per la mia città». Continua a ripeterlo negli altri due anni di un’amministrazione che non ha più brillato. La maggioranza risicata in Consiglio Comunale rende difficile portare avanti gli obiettivi prefissati. «Sfiduciatemi in aula e me ne andrò», ha ripetuto più volte. Non è mai accaduto. «Non rifarei quest’esperienza – ammette ora – anche se c’è un fattore profondamente gratificante nel fare il sindaco, soprattutto in una strana città come Napoli». Con i rifiuti che invadono la città per l’ennesima volta, Iervolino arriverà ai suoi dieci anni di mandato, come nessuno mai prima di lei, unica donna ad aver guidato la città dove ancora oggi il Consiglio Comunale è esclusivamente maschile. Al di là di ogni giudizi politici, è un record di cui la storia dovrà tenere conto.

A.

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Le primarie, i brogli, Bassolino e Cozzolino

Io mò come faccio a raccontare brevemente tutto quello che è successo? Ci provo.

Cozzolino ha vinto le primarie. Dopo ore di testa a testa con Ranieri (tramite fonti ho seguito lo spoglio nei seggi, poi mettevo le info su twitter e a un certo punto da che io seguivo termometropolitico.it è finita che loro seguivano me) l’ha superato di quasi 1.300, che sono quelli riportati a Miano e Secondigliano, due zone al centro di denunce di brogli già dalla mattina. Addirittura in un seggio a Miano il delfino di Cozzolino ha preso mille voti, che insomma, non sono proprio bruscolini.

Appena avuta la certezza matematica della vittoria Cozzolino ha iniziato a festeggiare nel suo comitato. Ma gli altri annunciano ricorsi. E il collegio di garanzia è stato allertato. Insomma, non è finita. Del resto le cose si erano messe male dalla mattina, con le denunce di brogli da tutte le parti. Aveva cominciato Mancuso dicendo che c’erano infiltrazioni di centrodestra nei quartieri popolari. Poi Angela Cortese e Corrado Gabriele hanno detto che gente estranea al Pd stava comprando voti. Poi ci si è messo pure Cozzolino e infine Ranieri.

L’altro dato da sottolineare è che “miracolosamente” sono andate a votare oltre 44mila persone. Che, un euro a testa, fanno oltre 44mila euro. Infatti appena si è sparsa la voce hanno rapinato un seggio all’Avvocata portandosi via 400 euro. Peccato che non erano elettori di Cozzolino, altrimenti sarebbero andati a Miano.

Comunque 44mila persone sono andate a votare e io credo troppo nella sanità mentale della gente comune per credere che ci siano andati spontaneamente. Infatti Di Lello dice che sono numeri dovuti alla mobilitazione dei soliti apparati. A me, per inciso, nessuno mi ha offerto niente. Infatti non sono andata a votare perché già al Pd ieri ho dato troppo in termini di salute, pure l’euro no.

Mò comunque Andrea Bassolino-Cozzolino-Bazzolino, come lo si voglia chiamare, è il candidato. Almeno finché non succede che lo appendono tutti e diventa il candidato di sè stesso.

Riflessione seria. Che credibilità ha un centrosinistra che due ore dopo l’avvio delle primarie grida ai brogli? Se non riescono a organizzarsi delle cavolo di primarie, come possono convincere la gente che sono in grado di governare?

Io non lo so. Mò vado a chiederlo alla Iervolino.

A.

Primarie, ecco il confronto. Lezzi a Bassolino: deluso

«Sono candidati a sindaco o a consigliere?». L’ex sindaco socialista Pietro Lezzi è lapidario: con una frase stronca i cinque candidati alle primarie di centrosinistra, al loro primo confronto all’Istituto degli Studi Filosofici, organizzato da Libertà e giustizia di Napoli. Una delusione. Si era seduto in platea ad ascoltare le loro idee, i progetti, i programmi per costruire la città del futuro. Non vi ha trovato nulla di degno del ruolo di primo cittadino. Né i Pd Umberto Ranieri, Andrea Cozzolino, Nicola Oddati, né Libero Mancuso in corsa con Sel, né Gino Sorbillo voluto dai Verdi. Allora se n’è andato, ben prima delle conclusioni. Nell’uscire da Palazzo Serra di Cassano gli è corso incontro Antonio Bassolino. A lui Lezzi ha affidato il suo commento: «Sono candidati a sindaco o a consigliere? Qui nessuno è come te». L’ex governatore ha sorriso. Nessuno, ai suoi tempi, nel lontano 1993 avrebbe parlato così di lui. Era l’epoca del rinascimento, tutta un’altra musica rispetto a oggi. Con il sindaco socialista s’è fermato a parlare qualche minuto. Impressioni, convenevoli. Poi è tornato al suo posto, in una sala defilata. Maglione blu e camicia bianca, è arrivato tardi, quasi due ore dopo l’inizio dell’incontro, e se ne è andato presto. Ha ascoltato impassibile le dichiarazioni che arrivavano dal tavolo, aggrottando la fronte di tanto in tanto, distraendosi spesso. Gli è bastato poco per convincersi che aveva ragione a temere: nessuno di quei candidati è abbastanza forte da poter vincere con agilità la sfida per Palazzo San Giacomo, nemmeno i suoi pupilli o ex tali, Cozzolino e Oddati. Molte chiacchiere in sala, troppe. Poche proposte concrete, poche idee per il governo di Napoli al di là dei discorsi triti e ritriti e dei libri dei sogni. All’inizio la sala è pienissima, molti rimangono in piedi, si accomodano nelle sale adiacenti dove viene trasmesso l’audio. C’è tutta l’intellighenzia dell’Istituto, quel popolo di intellettuali che ruota intorno al faro di Gerardo Marotta e appoggia in gran parte Ranieri, qualcuno Mancuso. Ci sono anche volti storici della sinistra, qualche artista come Lello Esposito, l’ex portavoce di Bassolino e oggi direttore del Forum Culture Mario Bologna, il segretario del sindaco Iervolino, gli assessori comunali Agostino Nuzzolo, Michele Saggese, Marcello D’Aponte, Mario Raffa. Pian piano il pubblico, annoiato, se ne va. Alla fine gli astanti si sono dimezzati. «Volevo sentire Mancuso, ero curiosa. Sono rimasta molto male, mi ha deluso», commenta l’ex assessore regionale Angela Cortese, che appoggia Oddati. «Confronto? Che pena», è la stroncatura di Gennaro Mola, ex della giunta Iervolino. In effetti alle domande, qualcuna troppo generica e confusa, le risposte sono state poco incisive. Poco convincente Mancuso, troppo vago Ranieri, emozionato e poco preparato Sorbillo, un po’ meglio Cozzolino, più concreto Oddati costretto però a fare i conti con il suo ruolo in giunta. «Il numero dei candidati e la possibilità di far fare le domande al pubblico non ha aiutato», commenta l’organizzatore e moderatore del confronto, Francesco Saverio Lauro. «Bisogna lavorare ancora un po’: le risposte non sono state sempre stringenti. Non me la sento di dare voti, certo in tutti ho notato un impegno sincero, ma credo che serva molta più concretezza. C’è ancora strada da fare».

LIBERO MANCUSO
«Napoli è stata amministrata male, ma attenzione: non si può parlare di Napoli senza parlare dei problemi del Paese. Anche la crisi dei rifiuti fa parte di quella complessiva dell’Italia e della società, il momento più intollerabile di una crisi complessiva. C’è un distacco profondo tra amministratori e amministrati, non si tiene in considerazione il modo di vivere concreto della gente». Libero Mancuso, l’ex pretore d’assalto di Barra, ha un’esperienza politica nella giunta Cofferati a Bologna ma a Napoli «non si sente uno straniero» e rivendica: «Non ho partiti alle spalle, ma rappresento 3mila cittadini che hanno voluto la mia candidatura». Tra loro cercherà i nomi adatti per la sua giunta, che avrà tra i suoi primi obiettivi la riqualificazione delle periferie, «coinvolgendo l’imprenditoria napoletana». E i privati servono anche per rilanciare Bagnoli, «un’area interessantissima di Napoli», il cui problema è stato «non aver condiviso i progetti con l’imprenditoria sana, laddove il pubblico doveva essere chiamato solo a un lavoro di controllo». Il punto di partenza, comunque, rimane il completamento della bonifica, non più rinviabile. «Il piano regolatore ha le sue regole rigide – ha poi sottolineato – Ma può essere realizzato solo con l’intervento di tutti». Lo sviluppo di Napoli, sostiene, deve paecare necessariamente per il rilancio delle infrastrutture, e per il sostegno ai giovani che «nella città più giovane d’Italia non possono essere considerati un problema». Il Comune deve poi puntare a un bilancio “partecipato”, ovvero comunicare in modo trasparente i propri conti ai cittadini.

UMBERTO RANIERI

«Dobbiamo parlare chiaro, Napoli è una città in crisi. È necessaria una riflessione critica sul suo decadimento politico». Umberto Ranieri, allievo del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, punta su miglioramento dei servizi ai cittadini e legalità per migliorare la qualità della vita e «ridurre il peso soverchiante della politica». Promette una giunta numericamente ridotta, e composta da donne e uomini “onesti e competenti”. La sua Napoli è una città metropolitana interessata da un programma di riqualificazione urbana tutto con tempi certi di realizzazione, perché proprio il tempo finora è stato un grosso problema. Lo è stato anche a Bagnoli, il cui mancato sviluppo è stato determinato dalla «società di trasformazione urbana completamente pubblica che non ha coinvolto i privati». Fondamentali anche le politiche sociali, per le quali «va presentato un nuovo piano che comprenda i risultati migliori raggiunti finora, con grande attenzione alla scuola di base e al contrasto alla dispersione». Serve rigore, continua, nei conti del Comune: «Da quel che so del bilancio siamo sull’orlo del dissesto, con debiti fuori bilancio, sprechi nelle spese, nelle consulenze e nelle partecipate». Sui rifiuti pensa che si debba affermare «una gestione europea, che abbia come pilastro la differenziata», mentre per il porto di Napoli è stato “disastroso” l’abbandono del progetto del waterfront

GINO SORBILLO

«Io non sono un politico». Imbarazzato ed emozionato, Gino Sorbillo, il pizzaiolo famoso come una star, appoggiato da Verdi, associazioni e studenti, mette subito le mani avanti. Cede il proprio turno con umiltà, quando sente di non avere argomenti per rispondere alle questioni più tecniche. Ma tira fuori la grinta: «Io conosco bene Napoli, ci cammino di notte, conosco i suoi vicoli, lavoro in un contesto difficile come il centro storico. E penso che la politica deve farla chiama la propria città». Spera di conquistare il voto di protesta, grazie alla sua capacità di “ascoltare i napoletani” con la sua grande sensibilità. Per lui, ex carabiniere, gli ultimi 17 anni sono stati caratterizzati da “alti e bassi”. Sogna una giunta di professionisti per capire il percorso da fare. Tra le sue priorità ci sono il rifacimento delle strade perché è indispensabile una «giusta e ordinaria manutenzione», la verifica statica degli edifici del centro storico e delle penfene che è una questione di “salute pubblica”. Bagnoh? «Mi sembra sempre che sia un problema di tutti e nessuno, ci sono tante belle idee, ognuno dice la propria, ma non si arriva mai a nessuna soluzione. Io li sogno spiagge, visto che siamo in una città di mare ma è come se non ci fosse, e poi spazi verdi, tenuti bene, aperti a tutti, ai bambini e ai grandi: il punto di partenza per una Napoli diversa. Bagnoli va riconsegnata ai cittadini». Per i rifiuti, spiega, serve una soluzione immediata, partendo da un serio programma di raccolta differenziata: «Io parlo da imprenditore, bisogna limitare i danni enormi già fatti al turismo e all’economia».

NICOLA ODDATI

«Abbiamo avuto tante conquiste e tanti momenti difficili, come l’attuale crisi dei rifiuti. Recuperare è complicato, ma il cambiamento ora lo vogliono tutti, pure quelli che in modi diversi sono stati coinvolti nell’amministrazione di città e regione. Dobbiamo essere in grado di voltare pagina». L’assessore comunale alla Cultura Nicola Oddati ha pronto il programma per i primi cento giorni di governo, imperniato su tre punti. Innanzitutto la mobilità, perché «bisogna chiudere il perimetro del centro storico al traffico privato». Poi la questione rifiuti, «partendo dalla riduzione del volume dell’immondizia e da un serio programma di differenziata». Ma, ricorda, «per quindici anni siamo stati commissariati e tante scelte sono dipese dal governo. È stato sempre proposto il binomio inceneritori-discariche mentre nel resto d’Europa si realizzavano altre scelte, come i siti di compostaggio. Noi – ha ammesso – abbiamo la responsabilità di aver adottato questo metodo che ha fallito e ha sperperato 3 miliardi di risorse pubbliche». Il terzo punto da realizzare è il potenziamento del decentramento amministrativo. Sogna una giunta composta «ascoltando i partiti, perché sarei ipocrita a dire il contrario, ma scegliendo nomi della società civile per il giusto mix di esperienze». Il piano regolatore «è una scelta di civiltà ma deve essere attualizzabile, per avere vita lunga non dev’essere cristallizzato: perciò credo nell’uso ponderato dei Pua».

ANDREA COZZOLINO

«La città soffre, impossibile negarlo. Questa è l’occasione per aprire una nuova fase politica e rispondere così a un bisogno forte dei napoletani. Per questo spero che le primarie non siano una conta interna di cui non abbiamo bisogno, piuttosto diamoci una scossa e impegniamoci tutti. Senza ipocrisia, dobbiamo farci carico dei problemi». Andrea Cozzolino, ex assessore regionale e bassoliniano doc, ha quattro priorità per la Napoli di cui lui spera di essere sindaco tra pochi mesi: una rivoluzione della vita quotidiana secondo i moderni modelli europei, una rigenerazione urbana che porti a una città più bella, l’attenzione per il welfare e per i giovani e per l’infanzia. Propone un nuovo modello di reddito di cittadinanza, che tenga in considerazione il numero dei figli presenti in ogni famiglia. Serve pure un programma di rigenerazione urbana con particolare attenzione a «quell’edilizia degli anni Cinquanta e Sessanta che era totalmente priva di requisiti». E rivendica alcune «scelte fondamentali fatte in questi anni sul verde pubblico, come il parco dei Camaldoli e la cinta verde intorno alla città». Tra i punti che considera fondamentali c’è anche Bagnoli dove la direzione da seguire è «portare avanti delle scelte, avendo però certezza dei tempi». Per risolvere la questione rifiuti Cozzolino ha in mente le normative europee e promette un programma di differenziata «che porti la porta a porta al cinquanta per cento in pochi mesi, operando condominio per condominio anche attraverso la riduzione della quantità di immondizia prodotta nelle case».

Post scriptum: Scrittura non eccelsa, ieri ero molto stanca. Ma la socia mi ha dato una mano, e questo pezzo volevo davvero scriverlo.

A.