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“Sta arrivando Berlusconi”

Succede che in un uggioso pomeriggio domenicale di metà dicembre le socie – che poi siamo sempre noi – sono partite alla conquista di Roma perché domani una delle due deve fare l’orale dell’esame di giornalismo.
Succede che dopo un’oretta a ripetere, le socie abbiano deciso di uscire per conquistarla davvero ‘sta città eterna.
Succede che abbiano deciso di fare il giro delle istituzioni, a partire dal Quirinale e “Giorgio ci proteggerà”. Poi Mintecitorio, Palazzo Madama e alla fine, cammina cammina, succede che le socie si siano trovate a Palazzo Grazioli e abbiano deciso di farsi scattare anche lì una foto. “Ci sono le transenne, dovremmo restare qui, sullo spartitraffico”, ho suggerito. Ma no, si può andare, ci passa gente, perché mai dovremmo restare così lontane? E va be’, io mi sono lasciata convincere, la socia non c’ha pensato due volte et voilà: ci siamo piazzate in strada, più vicine al palazzo. E mentre le socie erano in posa, è arrivata un’auto blu con triplo lampeggiante, che per poco non le investiva. “Oh, sta arrivann’ Berlusconi”, una frase detta un po’ per gioco, ma “restiamo qui almeno cinque minuti e stiamo a vedere”. Succede che Silvio davvero è arrivato a Palazzo Grazioli mentre le socie erano lì.

E in tre, con il nostro accompagnatore, eravamo euforiche. No, non era la prima volta che vedevamo Silvio. Ma a Napoli, in Prefettura, ad Acerra, al San Carlo, in piazza o alla Mostra d’Oltremare, ci vai a lavorare. Stavolta non avevamo nulla da fare, eravamo in giro per Roma, lontane dal lavoro, senza pensieri né ansie che ti perdi Silvio e la notizia. Ecco la follia di una notte di metà dicembre per le strade di Roma.

L.

p.s.: special thanks al nostro accompagnatore in giro per Roma, tra la mia sorpresa di provare nostalgia per la capitale, l’ansia della socia e pure un po’  (un po’ si fa per dire, stava morendo) del suddetto accompagnatore, che ha girato il video dell’arrivo e l’ha postato immdiatamente su Fb. Ragazzi, in bocca al lupo. Domani tocca a voi

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Voglio vederti danzare

Ancora per poco è 4 ottobre. San Francesco. Per me è un giorno in cui festeggiare molte persone che mi sono care. Tra loro una stellina che ho visto crescere. Sono stata da lei ed è diventata una stella: alta, bella, silenziosa e decisa.

Lei danza da 4 anni. La ricordo reggersi alle sedie della cucina mentre imitava le ballerine alla sbarra. “Voglio imparare la danza classica”, diceva e faceva piroette improvvisate e un po’ buffe.

Lei è stata la prima a smussare i miei angoli e ad amarmi incondizionatamente. L’ho incontrata quando avevo 19 anni e lei 3. Piccola, tenera, siamo andate d’accordo dal primo momento, da quando mi vide, la sera in cui i suoi genitori deciso che sarei stata la sua baby-sitter, e mi invitò a vedere i suoi giocattoli. Perché l’unica cosa che chiedeva era di essere ascoltata quando parlava e ammirata quando danzava. Con lei ho imparato la pazienza, le astuzie per farla alzare e mangiare un boccone in più. Perché la mia stella non aveva (e non ha) mai fame. (Ha accettato di venire con me al ristorante giapponese e non so se per farmi contenta o perché le ho detto che in quel posto ho incontrato Roberto Bolle).

Ora lei si prepara per un appuntamento importante, forse il primo dei suoi quasi 12 anni: un provino al San Carlo per continuare lì a coltivare il suo sogno. Perché la sua maestra ritiene che sia pronta per provarci, crederci.

E allora danza, stella mia, voglio vederti danzare

L.