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Giornata tipo di una targato come il blog

Targato Gs o Cs è non fare altro che scrivere di rifiuti per 28 giorni di seguito e il ventinovesimo, quando arriva la Prestigiacomo in città, devi andare in Consiglio regionale. Convocato a oltranza.

Targato Gs o Cs è dover ascoltare la relazione di Caldoro sulla sanità che dura 40 minuti e finisce con “non sono stato tecnico, per quello, se il Consiglio lo vorrà metto a disposizione gli atti”. E invece non s’è capito niente e impieghi due ore per scrivere perché devi tradurre in italiano, non perché lui non lo sappia parlare, ma perché più tecnico non poteva esserlo.

Targato Gs o Cs è vedere intorno facce che ti dispiacciono, dopo aver preso consapevolezza che certe voci che girano sono state diffuse proprio da queste facce. E tu sorridi, ma in realtà il tuo è un ghigno.

Targato Gs o Cs è quando in sala stampa hanno i pc lenti, hanno bloccato l’accesso a Facebook, non puoi collegarti nemmeno al sito del blog per scrivere un post e il telefono non prende.

Targato Gs o Cs é quando gli uscieri ti prendono per culo perché sei rimasta solo tu e fanno zapping con la tv della sala stampa, facendo battute cretine quando trovano il canale per le hot line.

Targato Gs o Cs è temere che se il Consiglio slitta, il tuo capo ti dica: “Fai in tempo ad andare da de Magistris e Pisapia”.

Non è targato Gs o Cs aver progettato la fuga al mare, domani e dopodomani, e non averlo ancora detto al tuo capo.

L.

p.s.: dieci minuti dopo, ho chiamato in redazione per avvisare della mia assenza di domani. Risposta: “Ok, ma mentre vai, la fai una telefonata all’Asia per verificare le giacenze?”. Va be’, sì.

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Così piccola (ma de che?)

Con le mani dietro la schiena e appoggiato alla parete, mi guarda e domanda: “E tu cosa vuoi sapere?” Non c’è astio nella domanda. Penso: “Secondo te, che voglio sapere se tu ti occupi di sanità e in Campania stiamo inguaiati?”, ma non lo dico, sorrido e faccio segno con il dito indice: “Ne parliamo dopo”.

E il dopo arriva. Il piano ospedaliero, le dimissioni presentate e ritirate, il deficit campano, l’incontro a Roma, per il piano di rientro, che è slittato, ma è “un rinvio esclusivamente tecnico” e “non mi esprimo su eventuali segnali positivi perché siamo in Campania, che è la regione più scaramantica d’Italia”.

Poi un sorriso e un pizzicotto sulla guancia. “Come stai?” “Bene, grazie”. “Ma quanti anni hai, sei piccola”. No, non lo sono. Lui ascolta quanti anni ho e dice: “Sei ancora una bambina”.

Stavolta, però, non mi sono incazzata. Spesso mi hanno scambiata per una ragazzina, qualcuno mi ha chiamata ‘scugnizza’ altri ‘bella bambina’ e mi sono sempre infuriata perché credermi eccessivamente giovane ha condotto molti a errori di valutazione fino a quando non aperto bocca.

Stavolta no e non so nemmeno perché. Poi la cosa più semplice: scrivere. E stasera, al tgr delle 19.30 hanno fatto un servizio con il mio lavoro, le immagini di una conferenza della scorsa estate e me seduta in sala Giunta che ascolto e prendo appunti.

L.

Ed è appena lunedì

La sveglia che suona prima delle 7, la pioggia che batte alla finestra e urla che oggi non uscirai in motorino, il caffè. Poi di corsa in macchina a lavoro, un convegno su federalismo e sanità, a Villa Doria d’Angri, Posillipo (wow, che culo!). Un’ora e 40 minuti per fare una ventina di chilometri, ma tu sei tranquilla perché pensi: “Non saranno puntuali nemmeno loro visti il traffico e la pioggia” e soprattutto “Non verrà Caldoro visto che ieri era a Saint Vincent che non è certo dietro l’angolo”. E invece no! Caldoro c’era! Io e la gazzella della polizia siamo arrivati praticamente insieme, il resto della carovana dopo qualche minuto.

Niente paura, non facciamoci prendere dal panico e manteniamo la calma anche se loro hanno la precedenza, tu non hai ancora trovato posto per l’auto e giù potrebbero già esserci altri colleghi. Ho parcheggiato, non senza danni, e sono corsa a rotta di collo, sotto la pioggia, senza aprire l’ombrello, su una discesa ripida e bagnata.

È il lato ‘bagnato’ di questo lavoro, quando resti la mattinata coi i capelli umidi, la tosse che ti perseguita e in testa il ricordo di un incubo a metà, come un ronzio, che non ti lascia in pace.

Poi il convegno, in una sala dove il telefono non prende, piena zeppa di gente e con le finestre chiuse perché entra il vento che stamattina è freddo. Ma fa caldo e non si respira, maledizione!

Ma sì, il federalismo può essere un’opportunità, basta crederci. Non come il signore che ha detto: “Ma perché mi chiedete del federalismo? Voi siete proprio sicuri che partirà?”. E non era un tipo qualsiasi, ma uno che fino alla scorsa settimana si è occupato di sanità in Campania prima di andar via sbattendo la porta.

Però, non ci faremo mettere i piedi in testa da nessuno, e “se dalla Lega arriveranno tentativi di arroganza e prepotenza contro il Mezzogiorno, noi risponderemo colpo su colpo”. Io, in realtà, prenderei il bazuka, quello che tengo nascosto nell’armadio perché può sempre tornare utile, e farei piazza pulita.

Adoro questo mestiere anche se è appena lunedì e sono già esaurita.

p.s.: dopo  la fiancata sinistra, ricordo della campagna elettorale dello scorso marzo, oggi ho distrutto quella destra.

L.