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L’immondizia di una giornata qualsiasi

Cinque minuti di calma in questa giornata, mentre aspetto la socia con cui andare alla seconda conferenza di oggi (la prima me la sono beccata mentre lei faceva la posta alla Prefettura, dove non succedeva un cazzo, ma forse pensavano che se ne fuggisse).

Per inciso, oggi ho cambiato dei pantaloni da Zara che la S mi va larga, preso un caffè con la socia, sentito una conferenza, dettato delle notizie, preso aperitivo con socia e un amico, raccolto notizie, mangiato, scritto due pezzi, raccolto altre notizie varie ed eventuali.

La brutta notizia è che l’emergenza rifiuti versione 2010 si sta complicando, almeno così mi sembra.

Hanno riaperto la discarica a Taverna del Re (tecnicamente è un sito di trasferenza) e subito è scoppiata la protesta per cui finora non è entrato manco un sacchetto. A Chiaiano hanno paura e hanno protestato fino a metà notte: pochi sacchetti. Gli stir vanno a rilento: pochi sacchetti. Terzigno è ancora chiusa: niente sacchetti.Mò, noi, sti cavolo di rifiuti, dove li dobbiamo mettere?

Il premier, in visita al termovalorizzatore di Acerra che funziona benissimo e anzi in Campania ce ne vogliono 4, dice che entro due.tre giorni Napoli sarà pulita. Spero che abbia ragione, ma le montagne di rifiuti dove le mettiamo, considerato anche che la legge in vigore (quella che sanciva la fine dell’emergenza, ma la nostra è talmente infinita che continua anche dopo essere finita) prevede la provincializzazione dei rifiuti. Ovvero: i sacchetti di Napoli si smaltiscono a Napoli, mica a Salerno. Manco se glielo chiedi per pietà, come Caldoro aveva fatto: le altre province subito erano pronte a protestare.

E noi, sinceramente, di proteste siamo già pieni.

Non ho molta voglia di entrare nel dettaglio dell’emergenza rifiuti, del perché e del come, che se iniziamo poi ci vuole un libro. Gli annunci ci piacciono e se ci levano dall’imbarazzo del vivere nell’immondizia noi siamo ben lieti. Ma il problema è strutturale e finché non risolviamo quello staremo sempre punto e a capo. Ecco, pensiamo un po’ a questo, che delle donne del premier alla fine ce ne frega di meno. O sarà fatto apposta?

A.

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Rotolando verso Sud con Federico II

No, vi prego no! Mi avete già ‘ntussecato la canzone dei Negrita ‘Rotolando verso Sud‘, quando a luglio scorso fu usata come canzone per la convention di Fli, per piacere lasciate stare Federico II.

Perché a Napoli, quelli di Fli vogliono che Fini, il quale sarà in città venerdì sera proprio per rovinare qualsiasi piano di vita sociale, “ricalchi le orme del più grande meridionalista della storia” e che “ascolti e raccolga il grido che dalla Campania arriva al presidente della Camera affinché lui possa ridare speranza a Napoli e alla regione”.

Dico io: ti svegli una mattina e sei stranamente serena e tranquilla, ascolti ‘Come sei veramente‘ di Allevi  che ti mette addosso ancora più serenità, esci di casa di buon umore  e poi devi sentire che vogliono legare il nome di Federico II (che poi è il nome della mia università) a Fini  – con tutto il rispetto per Gianfranco, si intende. Perché?

Ma fuori c’è ancora il sole, nonostante il clima autunnale e bagnato di ieri e tu sai come riprenderti: un giro a via Roma, qualche piccolo acquisto e poi di corsa a casa, a scrivere e in fretta perché devi mangiare, darti una sistemata e correre di nuovo in città (anche questa è vita da targato gc o cs) visto che alle 18.00 c’è una conferenza a Santa Lucia, in Regione, con Turturro per il suo film ‘Passione’ sulla canzone napoletana e tu devi stare lì. E tutto questo, magari in tempo per andare anche al British ché oggi è martedì e c’è il corso.

Ah, quasi dimenticavo. Stamattina mi sono imbattuta in una manifestazione di protesta di sindaci dell’Alta Irpinia, contro la chiusura dell’ospedale di Bisaccia previsto dal piano approvato lo scorso luglio dalla Regione. Marciavano con le fasce tricolore e i gonfaloni dei Comuni verso Santa Lucia.

p.s.: Ho appena concluso una conversazione telefonica allucinante con un collega ‘anziano’ che ho incontrato più volte, ma non si ricorda di me e che, dopo avermi chiesto della conferenza di stamattina, ha tenuto a precisare  “devono aver fiducia in te quelli della redazione se ti mettono a seguire la politica”. In verità io sono un jolly-trottola. Ma questa è un’altra storia.

L.

aNorabile (da una scritta sul marciapiede sotto casa della socia)

– che ha da lamentarsi? voglio capire qual è la ratio. non ha fatto anche lei la stessa cosa?

– ma può trovarlo ingiusto lo stesso. non essere così cattiva

– no, la trovo ridicola. ah, x è arrivato alla questione y con un weekend di ritardo.

– uh che genio

– questa è la borsa che ho preso a mia sorella per la laurea (quella in foto, ma la socia ha visto il link)

–  uh, che bellina…

L.

Sic! (Quando la punteggiatura non serve)

Alle 10 sono già in via Verdi, davanti al palazzo dove si riunisce il Consiglio comunale di Napoli. Sono uscita da casa troppo presto considerando che occorrono 20 minuti soltanto per raggiungere il centro con il motorino. Parcheggio e leggo un messaggio che la mia socia mi ha mandato: “Compra il giornale e leggi. La tua mattinata migliorerà”. Perché lo sa che oggi non è giornata, gliel’ho scritto in chat che avevo bisogno di far prendere aria al cervello e per questo sono uscita da casa troppo presto.

Leggo, comincio a ridere e la giornata si mette meglio. E continua a farlo quando all’appello sono presenti in 29 (31 è il numero legale perché una seduta sia dichiarata aperta) risultano assenti 4 consiglieri causa parcheggio che non c’è, traffico, vomito del cane, pipì del bambino, mal di testa del pesce rosso e tonsillite del canarino. Noi siamo libere perché il ‘bello’ della nostra posizione (di essere gs o cs) è che quando il Consiglio salta non devi tornare in alcuna redazione. (Però saremmo disposte a farlo se volessero assumerci, eh!)

Ce ne siamo andate in giro tra bancarelle e negozi, sbavando su scarpe, borse, vestiti senza comprare niente.

Nel pomeriggio le cose si sono complicate, per me. Sono stata da un pittore senza capire nulla o quasi di quello che osservavo. Sì, d’accordo, erano belli i colori (prevalenza di giallo), ma poi?  Alla fine, dopo due ore a casa sua, con tutta la sua famiglia, mi ha anche regalato un acquerello che mio padre ha deciso di appendere in cucina perché “ci mettiamo una bella cornice in legno e poi si intona con i colori delle pareti” che al momento sono ‘arancione tramonto’.

Ma non importa se il pomeriggio è stato lento, interminabile e noioso, la mattinata è andata più che bene. Perché a volte si ha anche la fortuna di seguire la stessa cosa. E allora vale ancora di più che “fare il giornalista è sempre meglio che lavorare”.

L.

Gli amanti del flop.

Siccome poi stamattina il numero legale è mancato (succede talmente spesso che oramai è difficile spacciarla per notizia) il lavoro si è trasformato per magia in giro al mercatino.
Ora la collega non so che fine abbia fatto, io sto aspettando l’esito dell’ennesima, interminabile riunione mangiando i dolci di ieri.
Che noia.

A.