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L’articolo 21 e l’arroganza della bassa politica

Una volta ai giornalisti era vietato seguire i dibattiti delle aule parlamentari.

Se aprite un manuale di storia del giornalismo, troverete probabilmente citato un cronista inglese di nome William Woodfall, che nel 1771 riuscì a far conquistare al “Morning Chronicle”, il primato tra i giornali londinesi grazie alle 16 colonne giornaliere di resoconti parlamentari frutto della sua capacità di ricordare a memoria tutti gli interventi in un’epoca nella quale era vietato ai giornalisti prendere appunti nel corso del dibattito.

Poi s’aprirono le porte. Inutile sottolinearne il significato per la democrazia.

Da allora ad oggi i giornalisti hanno affermato il loro diritto a seguire i lavori della politica, delle assemblee, negli appositi spazi riservati alla stampa che dall’Inghilterra del Settecento fino a noi sono stati conquistati e ormai considerati un diritto acquisito insindacabile.

Al Comune di Napoli dobbiamo ancora litigare per lavorare in santa pace.

Abbiamo una sala stampa, due stanzette con un computer e un telefono e accesso diretto alla nostra tribuna in aula. I nostri spazi vengono quotidianamente invasi dai consiglieri comunali per: fumare, chiacchierare, tenere riunioni politiche di ogni tipo, telefonare, guardare le agenzie, guardare la posta, cazzeggiare su facebook, fare uno spuntino.

Se tu stai lavorando loro se ne fottono, entrano e basta. Se tu sei a telefono concordano con i capi la linea da dare al pezzo, stanno lì ad ascoltare e magari poi tentano pure di dire qualcosa. Se tu stai scrivendo se ne fregano e ti chiedono di farti da parte. Se dici di no si piazzano dietro di te per darti fretta.

È successo l’altro giorno a un collega. Per tentare di cacciare il consigliere inopportuno, gli ha fatto una battuta tipo “che fai, spii la mia posta?”. Apriti cielo. Urla, insulti, spintoni. La collega che ha tentato di intervenire è stata zittita.

Sulla vicenda sono intervenuti UNione Cronisti e Ordine dei giornalisti per stigmatizzare l’accaduto. Il sindacato, ovviamente, tace. Vi riporto la nota dell’Ordine.

“La sala stampa del Consiglio Comunale non è un ring in cui qualche consigliere comunale può mostrare i muscoli”. L’Ordine dei giornalisti della Campania stigmatizza il comportamento di un consigliere comunale che nel pomeriggio ha aggredito verbalmente i colleghi delle agenzie Ansa e Agi e spintonato uno dei due. “Si tratta di un episodio inammissibile. L’Ordine chiede al presidente del Consiglio comunale, Leonardo Impegno, di far rispettare il lavoro dei giornalisti che hanno il delicato compito di informare l’opinione pubblica, senza essere infastiditi negli spazi loro riservati”.

Ieri mattina, in aula, lo stesso consigliere ha preso la parola per dire la sua. In pratica è stato un processo, senza possibilità di difesa. Il collega in questione ha un legame di amicizia con un assessore al quale spesso dà una mano. Dico di amicizia perché non mi risulta esserci alcun contratto tra lui e l’amministrazione comunale. Possiamo porre una questione di tipo deontologico, assolutamente. Non è opportuno che una persona vicina a un assessore segua come giornalista i lavori di Comune e Consiglio, assolutamente. A onor del vero il collega non ha mai dato prova di imparzialità, in momenti delicati come i rimpasti di giunta s’è fatto da parte. E soprattutto si tratta di una vicenda nota, in essere da tempo senza che nessuno abbia mai detto niente. Finché non è stata usata per attaccarlo. Il consigliere ha chiesto di “fare in modo che non vengano accreditati giornalisti che svolgono ruoli nell’ambito politico” perché lui non si sente tutelato. Più una ricostruzione fasulla dell’accaduto che incolpa di tuttto il collega mentre lui, poverino, era solo entrato (dove non doveva, c’è un cartello “accesso riservato ai soli giornalisti”) a controllare una mail.

Il capogruppo della parte politica dei consiglieri ha preso la parola, qualche ora dopo, per ribadire il concetto che bisogna prendere provvedimenti, chiedendo al sindaco di far rimuovere il collega, ma ha chiesto scusa ai giornalisti per l’accaduto. Il sindaco, che si proclama quotidianamente garantista e soprattutto costituzionalista, ancora una volta non ha ritenuto opportuno schierarsi al fianco dei giornalisti o quantomeno intervenire. S’è limitata ad annuire alle parole del consigliere.

Io ho passato l’intera giornata a litigare con mezzo consiglio comunale che si ostinava ad entrare nella nostra sala stampa, mancando di rispetto, di educazione, e a mio parere anche di intelligenza.

Qualcuno ha avuto addirittura il coraggio di dire che, avendo il tesserino da giornalista pubblicista, aveva tutto il diritto di entrare.

Ecco, queste sono le istituzioni, questi sono i consiglieri eletti dal popolo che dovrebbero rappresentarci. Gente arrogante anche di fronte alle regole più elementari, menefreghista, incapace di rispetto che al primo richiamo partono col “ricordati chi sono io e chi sei tu”.

Che tristezza. Meditate gente, meditate.

A.

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They’ll find out us

– Calvino diceva che scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto, non credi anche tu?

– Direi che Calvino sapeva il fatto suo e pure un poco quelli nostri

Prima o poi sì, qualcuno qui ci arriva e scopre che utilizziamo questi spazi per i nostri scleri. Intanto noi continuiamo a giocare e a divertirci, scrivendo della nostra vita da gs o cs.

Oggi, ad esempio, sono stata ad ascoltare le ragioni dei figli degli immigrati (quelli regolari), le cosiddette seconde generazioni: ragazzi nati in Italia da genitori stranieri, cresciuti con noi, nelle nostre scuole, ma ai quali lo Stato non riconosce la cittadinanza perché nessuno dei genitori è italiano.

Argomento interessante, certo, ma non se nel comunicato scrivono “a partire dalle 17” e poi quando arrivi nella sala leggi “17-20” e tu, invece, alle 19.30 devi essere da tutt’altra parte perché devi seguire il corso d’inglese. (Sì, martedì scorso ho ricominciato a frequentare il British Council)

E così cominci a fermare tutti prima del tempo, li ascolti, poni mille domande per avere una visione complessiva. Senti anche e annoti sul tuo blocchetto arancione che loro, la seconda generazione, si domandano “se siamo più italiani noi o quel figlio di un politico che ripudia la bandiera e l’unità d’Italia”.

Poi, però, la tipa dell’ufficio stampa ti dice che sta arrivando un assessore della Regione e sono già le 18, devi ancora scrivere e arrivare dal Molo Beverello al Vomero. Che fare? Semplice, chiamo  l’ufficio stampa, che è pure amica mia, per sapere a che ora arriverà. Ma lei non risponde (e ce l’ha per vizio).

Miracolosamente riesco a fare tutto e sono appena le 18.30. C’è il tempo di prendere la funicolare, andare al Vomero, provarsi un paio di scarpe e intanto scrivere i pezzi con il telefono, mentre cammini e attraversi senza guardare la strada.

L.

Lavoro, lavoro /2

Dalle nostre parti accade anche che un uomo rimasto senza lavoro decida di togliersi la vita. Purtroppo non è il primo e dovremmo chiederci quanto sia opportuno raccontare il dramma di coloro che per la mancanza di un lavoro arrivano al suicidio. E accade pure che questa notizia sia diffusa nel corso di un incontro di metalmeccanici di due diversi sindacati. Era quasi uno di loro: diverse le mansioni, uguali i problemi e le preoccupazioni.

Così mentre i disoccupati di lungo corso si preoccupano più della scomparsa dei corsi di formazione organizzati in passato dalla Regione e di paralizzare Napoli, c’è chi perde il lavoro e cerca di rimboccarsi le maniche per trovare una nuova occupazione. Poi, preso dalla disperazione, si impicca lasciando due bambini senza papà. Era un lavoratore dell’indotto della Fincantieri di Castellammare di Stabia. La situazione lì è complicata, l’azienda in un primo momento ha parlato anche di chiusura dello stabilimento, poi è tornata sui suoi passi, ma non basta.

L’operaio che nella notte si è tolto la vita era stato licenziato da un anno e da 4 mesi non percepiva più neanche il sussidio di disoccupazione. Per un po’ si era arrangiato facendo il muratore. Non è facile ricominciare da capo con una famiglia da mantenere e lui deve essersi sentito perso.

E intanto i disoccupati bloccano il traffico, si arrampicano, minacciano assessori e “imbrattano i muri ancora profumati di vernice fresca”.

L.

Se una mattina ti svegli e vieni a sapere che a Salerno il termovalorizzatore c’è

TU, sindacalista nazionale che dici, parlando a Napoli della monnezza: “In un posto qui vicino, non a Zurigo, ma a Salerno, il termovalorizzatore è stato realizzato con un quarto delle risorse rispetto a quello di Acerra”, poniti delle domande, leggi i giornali e soprattutto INFORMATI: a Salerno il termovalorizzatore non c’è.

E’ di ieri l’annuncio che entro 20 giorni, un mese al massimo, sarà pronto l’appalto per la realizzazione degli impianti di Napoli Est e Salerno. E oggi il sindaco di questa città, uno che la socia conosce per averci lavorato insieme nel corso della campagna elettorale per le regionali della scorsa primavera, ha pure detto che la costruzione del termovalorizzatore di Salerno deve essere di competenza piena del Comune, altrimenti l’amministrazione si opporrà alla sua realizzazione.

Sindacalista nazionale, non farmi telefonare da un ufficio stampa (che non è il tuo, perché il tuo è un po’ toccato) al quale ho detto che a Salerno il termovalorizzatore non c’è, per precisare che TU continui a essere convinto che invece questo stramaledetto impianto “esiste, ma non funziona”  e poi specifichi che in realtà sono stati spesi “un quarto dei fondi rispetto a quelli stanziati e non rispetto a quanto speso per  Acerra”.

E’ nei paragrafi precedenti, dedicati al sindacalista nazionale, il riassunto di una mattinata infernale. Non bastava l’ufficio stampa imbecille che non capisce e non sa nulla di monnezza a Napoli, emergenza rifiuti, cava Vitiello, termovalorizzatori e compattatori. Ci voleva anche il suo capo, il sindacalista nazionale appunto, che dal palco, in pubblico e in contemporanea con Bari, Palermo e Reggio Calabria, dicesse che a Salerno il termovalorizzatore c’è ed è costato di meno.

La domanda é: ma i giornali li avrà letti prima di parlare, visto che la questione è proprio fresca fresca, anzi calda calda di stampa?

Risposta: NO

Ah, dimenticavo. Al suddetto sindacalista, una tipa adatta più a fare la velina, ha chiesto: “”E’ di poche ore fa la notizia di una bomba carta fatta esplodere accanto alla tenda del sindaco di Boscoreale. Cosa bisogna fare?”. Intanto metterti al corrente che la notizia non è di poco fa perché la bomba carta è esplosa nella notte tra il 26 e il 27 settembre. Poi rimandarti a casa.

L.