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Mario Monicelli si è ucciso

Si è lanciato dal quinto piano dell’ospedale in cui era ricoverato. Ha fatto un salto di sotto e se n’è andato. Anche suo padre morì suicida.

“Uno come lui – ha scritto la socia su Facebook –  non poteva aspettare che la morte se lo prendesse in un letto d’ospedale”.

L’agenzia per cui lavoro ha fatto un lancio con le frasi dei suoi film. Io voglio ricordarlo così.

“Che ci volete fare: ma io so io, e voi nun siete un cazzo”. Alberto Sordi, Il marchese del Grillo.

“Oh, gioveni! Quando vi dico sequitemi miei pugnaci, dovete sequire et pugnare! Poche conte! Se no qui stemo a prenderci per le natiche”, L’armata Brancaleone.

“Taciturno inverochè laconico, ma quando che parla ogni parola è una sentenza”. Peppe il pantera (Vittorio Gassman), I Soliti Ignoti.

“Un po’ di rispetto, è un cadavere morto!”, Totò e Carolina.

“E io rimasi lì a chiedermi se l’imbecille ero io… che la vita la prendevo tutta come un gioco, o se era lui… che la prendeva come una condanna ai lavori forzati, o se lo eravamo tutti e due”, Amici miei atto II

“La giustizia non è di questo mondo”, Il marchese del Grillo

“Cos’è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione”, La grande Guerra

“Sono sempre i più meglio che se ne vanno. Eh, è la vita: oggi a te, domani a lui”, I Soliti Ignoti

No, non ci crediamo ancora.

L.

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Everybody cries. And everybody hurts sometimes

Everybody hurts, Rem

Due anni fa, sabato mattina.

Ero alla Camera di Commercio alla presentazione del libro di Enrico Cardillo, sindaco ombra di Palazzo San Giacomo dimessosi il giorno prima.

Squilla il telefono di un collega.

“Si è suicidato Giorgio Nugnes”.

Sbiancammo tutti. Corremmo a Pianura col taxi, la sala stampa della Questura, le redazioni, tutti ci dicevano che non era vero, che stava male, no stava bene, era in ospedale, c’era l’ambulanza a casa, aveva tentato il suicidio ma era vivo. E noi sapevamo che non era così, continuavamo a ripeterlo, lo dicevo al mio capo che non mi credeva, a un certo punto non volevo credermi nemmeno io.

E poi arrivammo a Pianura e non c’era più alcun dubbio.

C’era una folla di gente e faceva freddo, piovigginava e non ce ne accorgevamo. Ci insultavano, provavano ad aggredirci. E forse avevano ragione.

Di Giorgio Nugnes ho molti ricordi. Sorrideva tanto. Era molto orgoglioso, scherzava, aveva sempre l’aria del giovanotto sicuro di sè che vuole conquistare il mondo. All’epoca non seguivo il Comune ma facevo un sacco di cronaca e Giorgio era uno con cui non potevi non avere a che fare. Passammo una serata in mezzo alla strada quando scoprirono un ordigno bellico nel fossato del Maschio Angioino. Me lo ricordo che andava avanti e indietro quando crollò il palazzo ai Quartieri Spagnoli. Mille occasioni che non saprei elencare. E quel sorriso che non ho visto solo il giorno in cui la Dia andò ad arrestarlo, e fu l’inizio della fine.

A.

Lavoro, lavoro /2

Dalle nostre parti accade anche che un uomo rimasto senza lavoro decida di togliersi la vita. Purtroppo non è il primo e dovremmo chiederci quanto sia opportuno raccontare il dramma di coloro che per la mancanza di un lavoro arrivano al suicidio. E accade pure che questa notizia sia diffusa nel corso di un incontro di metalmeccanici di due diversi sindacati. Era quasi uno di loro: diverse le mansioni, uguali i problemi e le preoccupazioni.

Così mentre i disoccupati di lungo corso si preoccupano più della scomparsa dei corsi di formazione organizzati in passato dalla Regione e di paralizzare Napoli, c’è chi perde il lavoro e cerca di rimboccarsi le maniche per trovare una nuova occupazione. Poi, preso dalla disperazione, si impicca lasciando due bambini senza papà. Era un lavoratore dell’indotto della Fincantieri di Castellammare di Stabia. La situazione lì è complicata, l’azienda in un primo momento ha parlato anche di chiusura dello stabilimento, poi è tornata sui suoi passi, ma non basta.

L’operaio che nella notte si è tolto la vita era stato licenziato da un anno e da 4 mesi non percepiva più neanche il sussidio di disoccupazione. Per un po’ si era arrangiato facendo il muratore. Non è facile ricominciare da capo con una famiglia da mantenere e lui deve essersi sentito perso.

E intanto i disoccupati bloccano il traffico, si arrampicano, minacciano assessori e “imbrattano i muri ancora profumati di vernice fresca”.

L.