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Un post in 4 punti, tipo maxiemendamento

Punto 1. Da oggi chiamatemi Eta Beta, se vi fa piacere. Un consigliere regionale mi ha paragonato a questo personaggio, un fumetto alieno amico di Topolino che ha due caratteristiche: da un lato la genialità, dall’altro che dalla sua gonnellina caccia l’impossibile tipo Mary Poppins dalla borsa. Quando ridendo l’ho detto al mio capo, mi ha fatto presente che in effetti si tratta di un complimento, anche se Eta Beta è un mostriciattolo.

Punto 2. Caldoro è venuto in Consiglio regionale, ha posto la fiducia al maximemendamento e alla manovra di assestamento di bilancio e ha detto: “Ciao, vado a Cortina d’Ampezzo, ci vediamo domani” perché devono passare 24 ore prima di votare il provvedimento in aula. Prima di partire, però, si è fermato 2 minuti e 30 secondi con noi e mi ha accarezzato i capelli, come si fa con i bambini. Ecco, ci risiamo.

Punto 3. Il Tar del Lazio ha respinto i ricorsi di Avellino e Caserta contro l’ordinanza che Caldoro ha firmato sabato sera mentre ero al mare e della quale ho scritto da lì, dal campeggio. Così si sversa fino al 9 agosto a San Tammaro e a Savignano Irpino. Il Tar, però, dice che il 31 agosto, quando ci sarà l’udienza, la Regione deve portare i dati tecnici relativi alla capienza di cava Sari e della discarica di Chiaiano. Va bene, ma ricordatevi che a cava Sari può andare  solo la monnezza dei Comuni dell’area vesuviana. Diversamente col cazzo che ci sarebbe stata una nuova emergenza (l’ennesima, ciclica emergenza)!  Per questo provvedimento, Caldoro da Cortina sorride. Lo so. Sempre il Tar del Lazio, ma un’altra sezione con un altro presidente, ha invece deciso di prendersi 24 ore di tempo e depositare domani la sentenza sul ricorso del Comune contro il termovalorizzatore di Napoli est.

Punto 4. In questi giorni mi sono tutto sommato divertita anche in Consiglio regionale. E domani sono contenta di chiudere il cerchio e andarci di nuovo.

L.

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Napoli pulita in 4 o 5 giorni? Macché, ci sono i sabotatori

I 4 o 5 giorni per pulire “tutta” Napoli stanno per scadere. Ma per le strade la monnezza si accumula anziché diminuire. Il punto resta lo stesso: dove la mettiamo? La situazione, stavolta, è precipitata perché ci sono delle sentenze di due  Tar diversi e una blocca i trasferimenti dei rifiuti fuori regione. Il Governo non approva il decreto sblocca-flussi e così, senza discariche, con gli stir pieni e un solo termovalorizzatore per tutta la Campania, Napoli che è la città più debole, torna a soffocare.

Sabato, con un ritardo di oltre 6 mesi dal decreto del Governo del 4 gennaio scorso, Cesaro ha individuato i “siti di stoccaggio temporaneo”. Posti, cioè, dove la monnezza può stare fino a 30 giorni. Dieci minuti dopo la gente di Caivano e Acerra stavano già protestando. Perché – è il ragionamento – dovremmo prenderci la monnezza di Napoli? Non che quei territori siano autosufficienti, ma, dal loro punto di vista, già pagano tra termovalorizzatore (che sta ad Acerra), stir (che sta a Caivano) ed ecoballe (che stanno sempre a Caivano).

La provincializzazione non può essere uno scudo. In questo caso no perché è la provincia di Napoli che deve accogliere i rifiuti di Napoli. Il problema è che Terzigno – con tutti i Comuni della zona rossa – è un precedente. Loro si sono battuti per ottenere la cancellazione di cava Sari e la certezza che cava Vitiello fosse destinata a loro soltanto. Si sono scontrati con la polizia, il Governo, hanno fatto a braccio di ferro e alla fine ci sono riusciti. Ora perché mai altri paesi dovrebbero accettare supinamente senza protestare?

Cesaro ha fatto finalmente il suo e oggi ha detto: “E’ difficile prendersi le responsabilità quando la situazione è così importante e delicata”. Ma cosa credeva che fare il presidente di Provincia fosse una passeggiata sul corso?

De Magistris (che ha annullato tutti gli impegni che lo avrebbero allonatato da Napoli  e quindi il viaggio a Bruxelles con Caldoro) è davanti alla prima promessa che non riuscirà a mantenere. Lui ha detto, lo scorso venerdì, che Napoli sarebbe stata pulita entro domani o al massimo mercoledì. Ora si rende conto che non è così. E il suo vice, Sodano, il signor No degli anni scorsi, ha messo le mani avanti dicendo che c’è qualche malintenzionato che cerca di ostacolare il piano.

Loro litigano, dicono che vogliono sganciarsi da un meccanismo che non funziona e sfuggire alla logica della guerra tra territori. Si accorgono che governare non è semplice come credevano. Intanto Napoli è sporca e puzza di monnezza.

L.

Anno nuovo, monnezza vecchia

No, la Iervolino non ci crede che la soluzione sia vicina. La sua preoccupazione è che dopo il 10, quando cioè Caserta smetterà di accogliere i rifiuti di Napoli, la città torni punto e a capo. E questo nonostante l’incontro di ieri a Palazzo Chigi, durante il quale pareva fosse stato siglato un accordo per l’apertura di due discariche per risolvere la questione nell’immediato e poi siti di trasferenza e i famigerati termovalorizzatori.

Eppure lei stasera, a una cosa di beneficenza per la Befana, ha detto che ieri a Roma hanno solo “deciso di decidere” perché le decisioni, quelle “concrete” non sono state prese. Ha mantenuto la calma mentre parlava, ma si vedeva che era un po’ irritata. Basta seguirla in giro una decina di volte per capirlo: quando Rosetta si incazza, non lo chiama per nome il suo interlocutore, ma solo con il ‘titolo’ che ha. Così stasera non era Caldoro che non si decideva, ma il presidente della Regione.

Intanto, l’ipotesi di riaprire la discarica di Macchia Soprana, a Serre, è bastata da sola a far gridare alla protesta. E lo stesso vale per Visciano, area Nolana, dove il sindaco ha detto di essere pronto a usare il tricolore come sciabola. Dopo Terzigno, gli scontri, la guerriglia e la cancellazione di Cava Vitiello dalla lista delle discariche da realizzare, come dare torto a chi pretenderà che gli invasi non insistano sul proprio territorio?

E Chiaiano si avvia alla saturazione.

Insomma, la monnezza ce l’abbiamo ancora per le strade. Napoli respira e intanto la provincia soffoca. Caldoro, entusiasta (di che cosa poi?) all’uscita da Palazzo Chigi, ieri ha detto che entro il 15 sarà pulita anche la Provincia.

Nuove promesse e forse nessuno ci crede più.

L.

Caldoro commissario alla monnezza*

Oggi i riflettori erano puntati su Roma. Erano tutti lì per il Consiglio dei ministri che ha cancellato le discariche dalla 123/2008, ma soprattutto ha conferito a Caldoro i poteri commissariali per gestire la situazione. Il decreto prevede anche la collaborazione delle altre Regioni, ma alla Lega ovviamente questa cosa non è piaciuta. Il Consiglio dei ministri è stato un po’ turbolento. Poi ci ha pensato Berlusconi a invitare tutti a mantenere la calma in un momento difficile.

Da un momento all’altro potrebbe arrivare questa ordinanza che consente di portare i rifiuti anche nelle altre province, cosa che, di fatto, supera la regola della provincializzazione contro cui si sono scagliati la Iervolino e Cesaro. Occorre fare presto, perché domani è venerdì e scade il dispositivo con il quale Avellino, Caserta e Salerno avevano teso una mano per prendersi la monnezza di Napoli.

Soprattutto il decreto prevede che le altre Regioni ci diano una mano, collaborino, insomma, fino a quando noi non saremo in grado di gestirci da soli la nostra monnezza. Ma loro non vogliono, la levata di scudi è stata quasi immediata e condivisa dalla maggior parte di esse. Noi non ci facciamo una bella figura anche perché è Napoli che non riesce a essere autonoma, le altre province, per quanto inguaiate, stanno un po’ meglio.

Mi chiedo, però, cosa impedirà alla gente che abita accanto a questi invasi di protestare, così come hanno fatto nel Vesuviano. Perché è anche vero che hanno diritto alla salute, ma è passato un po’ il messaggio che chi più alza la voce alla fine ottiene ciò che vuole visto che Cava Vitiello, il sito dove ipoteticamente avrebbero potuto realizzare, è stata cancellata dalla legge.

La situazione, però, resta tesa lo stesso e così, mentre il sindaco di Terzigno Domenico Auricchio risulta indagato per l’ordinanza con la quale aveva bloccato gli sversamenti in Cava Sari, oggi, proprio lì vicino, sono state trovate tre bombe a mano.

L.

p.s.: riporto di seguito brani di conversazione con la socia, tipici di uno targato gs o cs

– stavo quasi pensando che dopo il mio esame potremmo rimanere a roma e tornare il martedì e andare a vedere la votazione alla camera della sfiducia
– non sarebbe male come idea
– notare i miei sogni: andare a vedere la votazione alla camera
– eh be’
– però potremmo vedere la votazione 😀
– intanto andiamo
– scherzi a parte tu sicuro vieni con me?
– sì, vengo, poi andiamo a bere cognac al pantheon e poi a mangiare all’archetto

* Caldoro, oggi (19 novembre) ha tenuto a precisare: “Non sono commissario”, contrariamente a quanto scritto su tutti i giornali compresi i pezzi dell’Ansa di ieri. Il decreto varato dal Cdm avrebbe, insomma, solo aumentato i poteri a sua disposizione, ma non l’ha reso commissario.

Perché finisce tutto qui se te ne vai

Ieri Bertolaso ha detto ‘Ciao’. Lui qui ha finito e quindi saluta e se ne va. Intanto Cava Sari ha riaperto, ieri sera sono cominciati i primi sversamenti, 50 autocompattatori per cominciare e solo rifiuti dei 18 Comuni della zona rossa. Poi, a regime, è stato stabilito che non sarà superato il tetto delle 700 tonnellate di rifiuti al giorno.

L’emergenza è finita, dicono loro, però la foto della socia parla chiaro: per strada c’è ancora troppa monnezza e puzza un po’ dappertutto. Ieri ho finito alle 22, tutto sommato un orario normale per l’addio a Bertolaso. E grazie a un collega ho fatto un’altra B, un’altra notizia con le stelline sulla riapertura di Cava Sari.

Stamattina è stata dura tornare alla normalità e alla semplicità delle conferenze, delle situazioni in cui è il politico che convoca la stampa e tu devi stare a sentire e porre dopo le tue domande. Facile dopo i giorni trascorsi a intercettare sindaci, Bertolaso, Caldoro e compagnia bella che non avevano sempre voglia di dirti cosa era successo nelle riunioni in Prefettura.

Ma si deve fare, riposare in attesa della prossima volta in cui sarò di guardia davanti a un palazzo (e speriamo insieme alla socia come accadde tra dicembre 2008 e gennaio 2009). E allora andiamo pure a sentire cos’è l’housing sociale e perché è meglio dei vecchi modelli di edilizia popolare. Non più quartieri ghetto dove si concentra quella gente che, nel linguaggio politically correct, viene definita “le fasce deboli” e per il reddito e per le condizioni di disagio sociale. Piuttosto occorre pensare a servizi, cinema, pub per i ragazzi. E ci hanno messo un bel po’ di tempo a capire che le vele di Scampia non potevano portare a nulla di buono senza servizi né supermercati né niente. Quelle vele che ora rappresentano il degrado e il fallimento di chi le ha volute, quelle stesse vele che il sovrintendente vorrebbe non fossero abbattute perché rappresentative dell’architettura degli anni ’70. (Furono realizzate dopo l’approvazione della legge 167/1962 e costruite negli anni a seguire)

E adesso la Campania si appresta ad accogliere altri 16 mila e passa alloggi che, però, non saranno destinati solo alle case ad uso sociale, ma anche ad abitazioni per chi vorrà comprarle. La mia domanda é: chi vorrà farlo sapendo che ci saranno case popolari assegnate a volta anche a gente che se ne frega di regole e legalità e rispetto?

L.

 

L’emergenza è finita

NAPOLI ANCORA SOMMERSA DAI SACCHETTI.

Duemilatrecento sono le tonnellate di rifiuti presenti nelle strade di Napoli. Questo il dato fornito oggi dall’assessore comunale all’Igiene urbana Giacomelli, a margine delle celebrazioni per i defunti. Secondo quanto riferito dall’assessore, stamattina i camion stanno sversando a Chiaiano, così come a Taverna del Re dove «al momento – ha detto l’assessore – non ci sono incidenti». Secondo i dati forniti stanno scaricando circa 20 mezzi. «Continuando così – ha detto Giacomelli – sono fiducioso che nella giornata di oggi riusciremo a sversare la nostra capacità massima che si aggira fra le 1600 e 1650 tonnellate al giorno». Per quanto riguarda la giornata di ieri, Giacomelli ha riferito che hanno scaricato circa 80 mezzi a Chiaiano, mentre nel pomeriggio a Taverna del Re le operazioni sono state interrotte a causa delle manifestazioni.

BERTOLASO: BISOGNAVA APRIRE LA SECONDA DISCARICA A TERZIGNO.

«Non penso di essere Superman, mi è stato chiesto di intervenire e l’ho fatto anche in questa occasione e sono soddisfatto per l’accordo raggiunto su Cava Sari». A parlare è il sottosegretario e capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, in un’intervista al Mattino nella quale descrive il suo intervento in Campania, dove è stato inviato su mandato del Consiglio dei ministri per arginare l’emergenza rifiuti. Sulla decisione relativa alla discarica che doveva essere costituita a Cava Vitiello, Bertolaso precisa di aver proposto solo di sospendere l’apertura, proposta rifiutata dai sindaci perchè ritenuta insufficiente; poi, Cava Vitiello è stata «cancellata dal primo ministro con una legge», afferma. A quel punto, il sottosegretario ha aggiunto la soppressione di Valle della Masseria e il suo compito è terminato. Bertolaso sostiene di avere lasciato alla fine del 2009 una regione autosufficiente con altri due termovalorizzatori da realizzare, per i quali, ad ottobre non era stata ancora indetta una gara d’appalto, mentre «se fosse stato fatto quello che era previsto, probabilmente – dice – non sarebbe mai stato necessario individuare altri siti». Per Bertolaso, «se si riapre Cava Sari per i 18 comuni del vesuviano e Chiaiano resta a disposizione degli altri, per ora abbiamo risolto». Il capo della Protezione civile, infine, afferma che gli amministratori locali dovrebbero essere più severi sulla differenziata, accelerare sui termovalorizzatori e organizzare una cabina di regia che lavori 24 ore su 24. Sull’intera questione, Bertolaso ammette di avere qualche responsabilità: «A fine dicembre i tempi non erano maturi per andare via, ma lo prevedeva la legge. Gli amministratori locali però erano impreparati».

BERLUSCONI: I PROBLEMI LEGATI AI RIFIUTI SONO STATI CREATI DALLA GIUNTA DI SINISTRA DELLA IERVOLINO

«Il governo ha risolto la situazione, non si può attribuirgli colpe che non ha» e che invece ha «la giunta di sinistra guidata dal sindaco Rosa Russo Iervolino». È quanto sostiene il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che, inaugurando il Salone del ciclo e motociclo di Milano, è tornato sulla vicenda dei rifiuti partenopei. Dopo una lunga digressione sul trattamento necessario prima del conferimento in discarica dei rifiuti, Berlusconi ha spiegato che quel trattamento «per evitare che le discariche emanino puzza, lo doveva fare l’azienda di smaltimento di Napoli guidata dalla giunta di sinistra del sindaco Rosa Russo Iervolino» che invece «non ha fatto il lavoro di pulizia della spazzatura e lo ha immesso direttamente tutto in una cava». Riferendosi al caso di Terzigno «che abbiamo risolto», Berlusconi ha spiegato che «la cava diventerà un grande parco, come la montagnetta di Milano, quando sarà riempita, e il governo ha risolto la situazione, quindi non si può attribuirgli colpe che non ha». «Questo governo – ha concluso – è concreto, pragmatico e capace e interviene in tutte le situazioni nazionali e internazionali».

IERVOLINO: IL GOVERNO NON CI HA MAI CONVOCATO

«Non ci hanno mai chiamato al tavolo tecnico». Queste le parole del sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, in relazione alla nuova convocazione del tavolo tecnico sui rifiuti, convocato per oggi alla Prefettura di Napoli, cui parteciperà il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso. Il sindaco, a margine delle celebrazioni per la giornata dei defunti, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha affermato «di non partecipare al tavolo cui partecipa il presidente della Provincia, perchè il Comune non è mai stato convocato». «Non ce l’ho con la Provincia – ha concluso Iervolino – ma il Governo non ha mai convocato il Comune di Napoli». «Forse occorrerebbe un pò più di prudenza prima di dichiarare giorni fissi per la fine dell’emergenza». Così il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino si è espressa oggi a margine delle celebrazioni, nel cimitero di Poggioreale, della giornata dei defunti. Parole che rappresentano una risposta al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che nella sua ultima visita a Napoli, la scorsa settimana, aveva affermato che Napoli sarebbe stata pulita entro tre giorni. «Io – ha aggiunto Iervolino – non partecipo al gioco del ping pong di chi butta la palla addosso agli altri». «L’Asia – ha proseguito il sindaco – sta facendo l’impossibile e per questo va detto grazie ai lavoratori che hanno anche pagato con la vita di uno di loro». Ma il problema principale, come riferito dalla Iervolino, è rappresentato dalla difficoltà che i camion incontrano per sversare i rifiuti. «Se tutti si ribellano – ha detto il primo cittadino di Napoli – e non si individua un posto in cui scaricare i rifiuti, l’emergenza non finirà ed anzi si aggraverà».

ASIA: RACCOLTA RECORD OGGI A NAPOLI.

Raccolta record di rifiuti oggi a Napoli, ben 1630 tonnellate. Lo annuncia l’assessore comunale all’Ambiente del comune partenopeo Paolo Giacomelli. «La raccolta e il conferimento record della giornata di oggi – dice all’ANSA – dimostrano le capacità e la buona organizzazione dell’Asia. Voglio in particolar modo ringraziare i dirigenti e i dipendenti tutti della società per l’impegno e l’abnegazione dimostrata nel lavoro quotidiano. Il risultato di oggi è la dimostrazione che, se ci è data la possibilità di conferire, siamo in grado di restituire in pochi giorni una condizione di decoro alla città». I rifiuti raccolti oggi sono stati conferiti nella discarica di Chiaiano, nell’ area di trasferenza di Giugliano e nello Stir di Tufino.

GIUGLIANO, SCONTRI E FIACCOLE.

Un’ora di scontri: si allarga il fronte della protesta contro la decisione di riaprire il sito di stoccaggio di Taverna del Re, alla periferia di Giugliano. Ora in campo non ci sono più quelle poche decine di persone disposte a prendere le botte pur di bloccare gli auto compattatori diretti al sito di stoccaggio ma gli studenti, la chiesa, la società civile. Lo testimonia il lungo corteo che si è snodato lungo le strade di Giugliano, ancora invase dai sacchetti di spazzatura, al termine dell’ennesima giornata di scontri avvenuti dinanzi all’ingresso del sito di stoccaggio. Centinaia e centinaia di persone che scese in strada hanno urlato la loro rabbia contro l’ordinanza del presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, che ha riaperto i cancelli della «cittadella della munnezza» – dove già vi sono sei milioni di ecoballe – per accogliere altre 10mila tonnellate di rifiuti, provenienti per la maggior parte della città di Napoli. I manifestanti hanno ricordato che tutta la zona attendeva le bonifiche e non altri rifiuti, che voleva chiudere con il passato fatto anche di speculazioni da parte delle ecomafie, che in quest’angolo della Campania ha sversato di tutto. C’è la preoccupazione per l’inquinamento delle falde acquifere e le indagini tecniche disposte dalla magistratura hanno accertato che bisogna fare presto nel percorrere la strada del risanamento ambientale. Nel perimetro di qualche decina di chilometri vi sono ben sette discariche sature, un impianto di tritovagliatura, nonchè il sito di Taverna del Re grande 4,5 chilometri e mezzo quadrati. Una superficie pari a centinaia di campi di calcio che conta sei milioni di tonnellate di spazzatura, accatastate in piramidi che testimoniano anni e anni di emergenza, dalla quale dopo avere speso un fiume di denaro non si è mai usciti. Alcuni manifestanti, attraverso un pool di legali, hanno inoltrato una diffida al sindaco di Giugliano affinchè provveda ad emettere un’ordinanza che cancelli quella del presidente della Provincia di Napoli. E poi hanno presentato una denuncia alla Procura della Repubblica di Napoli. Oggi a Taverna del Re sono giunti tecnici dell’Arpac che hanno effettuato un primo sopralluogo. A quanto si apprende non sono emerse irregolarità nella gestione dell’attività di stoccaggio della spazzatura ‘tal qualè, che dovrebbe essere rimosso entro trenta giorni per finire o in discarica o al termovalorizzatore di Acerra. Oggi i cancelli di Taverna del Re sono stati varcati da una quarantina di automezzi. Solo una decina del Comune di Giugliano, tutti gli altri dal Comune di Napoli. Ma per i mezzi non è stato facile marciare ance se protetti dalla scorta di polizia e carabinieri. Poche decine di manifestanti hanno tentato di tutto per bloccarli con le sole armi della rabbia e dell’amarezza per un accordo non rispettato. E così c’è stato un vero e proprio corpo a corpo con le forze dell’ordine, giunte in assetto antisommossa e in gran numero. Qualche ora di riposo. E domani, promettono i manifestanti, si riprende la vigilanza.

BERTOLASO IN PREFETTURA: LA CRISI SI POTEVA EVITARE.

«Amarezza? Certo che ce n’è, perchè quei rifiuti che sono ancora qui nelle strade della città potevano essere tranquillamente rimossi. Abbiamo dato tutte le possibilità per farlo, e indicato tutte le soluzioni per evitare di arrivare a questo punto». Così Guido Bertolaso ha risposto ad un giornalista che gli ha chiesto se lasci con amarezza il suo incarico a Napoli, dove in serata sta presiedendo l’ultima riunione di coordinamento con i 18 sindaci dell’area vesuviana. Il capo della Protezione civile, ha smentito, invece, atteggiamenti polemici. «Le polemiche mi pare che ci stanno con il lavoro che faccio. Anzi in nove anni di questo lavoro tutto sommato poteva andare molto peggio», ha aggiunto. Bertolaso ha già reso noto che chiuderà oggi la nuova missione cominciata a Napoli il 22 ottobre con la nuova crisi nella raccolta dei rifiuti. «Certo che abbiamo pensato alla possibilità di commissariare l’Asia, ma purtroppo si tratta di una partecipata del Comune di Napoli, che rientra totalmente nelle competenze del Comune». Così Guido Bertolaso ha risposto alla domanda di un giornalista sull’opportunità di commissariare l’Asia, Azienda di igiene ambientale del Comune di Napoli, che cura la raccolta dei rifiuti. «Purtroppo da questo punto di vista non possiamo fare nulla – ha detto il capo della Protezione civile – bisogna convivere con l’Asia, rispettare i suoi dipendenti che fanno un lavoro difficilissimo. Ma quando parlo di un problema che c’è nel manico, cioè nell’organizzazione, è evidente che intendo dire che anche in questo caso qualcosa si poteva sistemare e risolvere». Il compito della gestione dei rifiuti deve passare agli enti locali perchè «il compito della Protezione civile è esaurito». Lo ha detto Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, al suo arrivo in prefettura a Napoli accompagnato dal presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, da quello della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, dai sindaci del Vesuviano e dai vertici delle forze dell’ordine. «Sono venuto qui per affiancare gli enti locali e cercare di trovare una soluzione per la vicenda di Cava Vitiello – ha affermato – mi pare che la soluzione sia stata trovata, il mio compito per quello che riguarda Terzigno mi pare concluso». «Per il resto non siamo in emergenza, dal primo gennaio scorso la responsabilità è passata agli enti locali – ha aggiunto – qualsiasi richiesta, aiuto o supporto cercheremo di darlo nei limiti delle nostre possibilità e del nostro tempo». Il sottosegretario ha poi precisato che la situazione di ordine pubblico «non è stata determinata dalla Protezione Civile». «La vicenda di Taverna del Re è una questione che non ci appartiene – ha sottolineato Bertolaso – è stata individuata come una delle possibili alternative temporanee per la pulizia di Napoli, personalmente non l’avrei fatta». Il capo della Protezione civile ha poi precisato che se ognuno «si assumesse le proprie responsabilità» in materia di rifiuti e «si impegnasse con lo stesso tempo e la stessa determinazione che mettiamo noi nel nostro lavoro, non saremmo neanche arrivati a questo punto». «È – ha concluso – una questione di manico, organizzazione, impegni» (l’ultimo lancio è della socia).

Fonte: Ansa.

That’s all folks.

A.

Happy Birthday (con Berlusconi)

È stato il mio compleanno.

L’ennesimo compleanno da semigiornalista sfigata, nemmeno precaria praticamente, e se ci penso è uno dei motivi che mi causa ansia. È stato…particolare. Sei una giornalista se gli auguri te li fa mezzo consiglio comunale, se ti chiamano gli assessori. Se il giorno prima esci con le tue amiche colleghe pure se sei distrutta e la socia a mezzanotte inchioda in mezzo alla strada per farti gli auguri. Sei una giornalista se il giorno del tuo compleanno lo passi a correre, come sempre, ma poi il tuo amico – anche lui, ovviamente, collega – decide di accollarsi una noiosissima riunione del Pd per darti una mano. Per la cronaca, nella noiosissima riunione non è successo un cazzo se non che ce la stanno mettendo tutta per perdere pure queste elezioni.

Sei una giornalista se una persona speciale, e per inciso il padrone di casa, arriva per ultimo al brindisi perché stava seguendo Berlusconi che guarda un po’, ha scelto proprio il giorno del tuo compleanno per risolvere l’emergenza rifiuti. Ed è talmente fiero di esserci riuscito che per questo convoca una conferenza stampa alle undici di sera, attirandosi le bestemmie di tutti i giornalisti italiani. Soprattutto le mie, perché poi l’unica cosa che volevo, per un compleanno dal sapore agrodolce, era stare cinque minuti in grazia di dio con alcune persone importanti. La torta con loro l’ho aperta tipo all’una e mezza, i rifiuti sono ancora in strada e io non sono proprio sicura che la soluzione contro l’emergenza sia proprio quella giusta. Napoli non può più sversare a Terzigno (dove non aprirà la seconda discarica). Il termovalorizzatore di Acerra dà ancora problemi e Chiaiano sarà presto piena. E la munnezza dove la mettiamo?

Ah, sei una giornalista anche se i tuoi amici ti regalano un registratore perché il tuo s’è rotto anni fa. E tu sei “un sacco contenta”.

A.