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Un venerdì nero

Il telefono è squillato troppo presto, prima della sveglia. Mia mamma, da Londra, mi avvisava che le hanno rubato i documenti e il bancomat. Così la giornata è cominciata con una telefonata in inglese, perché al numero verde a cui occorre chiamare per bloccare la carta non rispondono in italiano.

“Però – penso – posso fare colazione con calma, leggere la rassegna. E poi oggi c’è il sole esco in motorino”. Peccato che lo scooter abbia deciso di non mettersi in moto, che la batteria abbia detto ‘Bye bye’. “La macchina, prendo la macchina, sono ancora in tempo per non fare tardi”, mi sono fiondata in auto, direzione Santa Lucia. A Napoli c’è traffico e così, anziché 20 minuti, ho impiegato più di un’ora per arrivare a Santa Lucia, tra lo stress dei semafori e gli automobilisti senza fretta. Mentre ero nel traffico pensavo: “Oddio, quanto devo arrivare lontano” e facevo mentalmente il percorso di quanta strada ancora c’era da fare. Ho parcheggiato, senza pormi troppe domande sul posto, se ci fossero divieti di sosta, grattini da pagar o altro. Solo mi sono accertata che non fossero strisce gialle.

Sono arrivata in tempo, la conferenza per ricordare Marcello Torre, sindaco di Pagani, ucciso dalla camorra non era ancora iniziata. La sala Giunta si è riempita. “Mi raccomando, le domande dopo e magari anche una sulla conferenza”. Perché lo sanno bene, i ragazzi dell’ufficio stampa, che se c’è il presidente a disposizione le domande arrivano a raffica e riguardano tutto. La conferenza in sé, quella semplice, è durata anche poco. E sarebbe andato tutto per il verso giusto, avrei fatto in tempo anche ad andare in Consiglio regionale, dall’altra parte della città. E invece no, Caldoro si è sottoposto a tutte le richieste che avevamo da fargli, ma non in sala Giunta, in una stanzetta dall’altra parte, dove io prima non ero mai stata. E ha pensato bene di rimanere con noi altri 40 minuti a parlare di tutto. Ho provato a non fare il Bianconiglio di Alice nel Paese delle meraviglie, però ci pensavo che era tardi (lo era davvero). La collega dell’Agi mi ha detto: “Non lo guardare l’orologio”, mentre quello del Mattino mi faceva: “Tic tac, tic tac” e rideva.

Sono scappata da Santa Lucia, era la mezza, il Consiglio era convocato per le 11.30, a oltranza. Correndo, sono arrivata al Centro direzionale giusto per sentirmi dire che il Consiglio era già finito! Se non è roba da targato gs o cs questa! Con i capelli dritti in testa, sono tornata a casa, con un traffico bestiale che non finiva mai.

In ritardo per i tempi di un’agenzia, ho mandato tutti i pezzi. Poi il giallo di un lancio su Pompei che non si trovava, fino a scoprire, dopo non poche telefonate, che non era stato passato. Per fortuna esistono i colleghi che ti chiedono se hai intenzione di scrivere, senza arroganza, tu rispondi “Già fatto” e loro ti fanno presente che il lancio non c’è, “ma forse è il nostro sistema che non funziona, ci sono i tecnici che stanno provando a ripararlo”. La cosa ti insospettisce, chiami, chiami, chiami fino a quando non hai la certezza che il lancio non era passato. “Rimandalo, ci pensiamo adesso”. Tutto a posto, ma solo alle 20.15 o_O

Intanto domani* Berlusconi torna a Napoli perché “la questione dei rifiuti si può concretamente risolvere”. Certo in strada ora ci sono solo (si fa per dire) 1.800 tonnellate, niente rispetto all’emergenza del 2008, poco rispetto alle scorse settimane, ma ancora uno schifo al quale in troppi sono ormai abituati.

L.

* non è venuto. Ha telefonato a un convegno che c’era sabato mattina e ha detto che la città certamente può tornar pulita in breve tempo. Ha parlato tanto, ha dato parecchio da lavorare a chi era lì. Per fortuna, però, non è venuto. Per strada faceva freddo, pioveva e io ero vestita troppo leggera per gli appostamenti davanti alla Prefettura.

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