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Io sono ancora qua, eh già

– Chi se l’aspettava dopo la settimana scorsa che oggi Napoli avrebbe avuto ancora un sindaco donna?

– Non me l’aspettavo nemmeno io e invece sono qua.

Sì, è la Iervolino che l’ha detto e a quel punto nella testa mi è scattata la canzone di Vasco Rossi “Eh… già”. E mi è venuto da ridere mentre la intervistavamo, poi ho chiesto scusa, poteva essere sembrato irriverente.

La prima occasione pubblica dopo il pasticcio della scorsa settimana è stata un convegno sulle donne, oggi che è 8 marzo. Mi ha detto: “Almeno oggi lei non prende freddo”. Magari no, ma sono comunque venuta in motorino.

Si è seduta prima al tavolo dei relatori, poi quando hanno proiettato un filmato, si è spostata tra il pubblico abbracciando il nipote. Io stavo dietro, penso alla socia, cercando di focalizzare l’attenzione su ogni minimo dettaglio della scorsa settimana. Perché, al di là di tutto, è giornalisticamente che abbiamo vissuto un evento difficilmente ripetibile. Difficilmente ci saranno di nuovo 31 persone che dicono di volersi dimettersi, ma non essendone sicure, sbagliano a firmare. Difficilmente si passerà di nuovo – loro, intendo – dalla gioia al baratro della figura di merda, mentre il sindaco dall’addio passa al “io sono ancora qua”. E noi in prima linea. L’euforia non era solo perché Rosetta, un po’ come Napoleone, torna al suo posto dopo che quelli che lei in conferenza ha chiamato “voltagabbana”, “vermciattoli” hanno provato a mandarla via. L’euforia era per un evento strano: l’opposizione che finalmente si compatta, mette d’accordo tutti, Fli, Udc, Popolari per il Sud, li porta davanti a un notaio e pensa a un prefetto un po’ comunista che li ha fermati; un sindaco che prima dice “Addio alla città” e poi la risaluta e dice: “Scherzavo, non me ne vado!”. E consiglieri che ballano la macarena e altri che si disperano.

Ci hanno detto che forse abbiamo esagerato nelle reazioni, ci è stato fatto notare che forse siamo state un po’ eccessive. Ma sarà che “siamo piccole e ancora dovete vedere cosa succede” e allora abbiamo vissuto tutto con il cuore, la pancia e ci abbiamo messo la testa solo davanti ai fogli bianchi dei nostri Mac.

L.

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E adesso che tocca a ‘te’

Oggi tocca a lei, è il giorno: con il computer dovrà far magie, ha paura – ne avevo anch’io. La mia socia è a Roma da ieri sera. In una camera dell’Ergife, alla fine di un lungo corridoio, che lei dice “ricorda Shining”, però “la stanza ha un ameno balconcino”.

Chissà se ieri qualcuno le avrà raccontato la storia della morta fantasma che si aggira per l’albergo e che tormenta i praticanti che devono fare l’esame e non li lascia riposare. Perché di sicuro non può essere l’ansia a tenerli svegli, ma il fantasma che muove le sue catene in giro per l’albergo, no? (Io dormii a casa di un’amica, dall’altra parte di Roma, e non chiusi occhio perché come ci provavo, vedevo Amato, all’epoca ministro dell’Interno e ci litigavo. Incubi)

Non sentirà il ticchettio incessante delle dita che battono sui tasti delle macchine per scrivere. Ma ugualmente avrà nelle orecchie il vociare degli altri che stanno scrivendo al pc, pensando a voce alta all’attacco più bello che abbiano mai scritto e che possa fare colpo sulla commissione. Perché è così: scrivi da una vita, mille volte ti hanno detto che sei bravo pure a trovare la notizia. Ma l’idea di una commissione che ti deve giudicare ti fotte, ti paralizza.

Li immagini in cerchio, ad ascoltare uno dei commissari che legge a voce alta il tuo pezzo e non sai che aspettarti.

“E’ una prova di bella scrittura”, mi ha detto quando le ho telefonato ieri pomeriggio. Lei era appena arrivata all’Ergife dove, a quanto pare, non c’è il wireless. Forse per evitare che i praticanti ne approfittino durante gli scritti.

Stamattina mi ha confessato di aver dormito in tutto 4 ore perché “alle 5 ho sentito un rumore”. Forse era la morta dell’Ergife che voleva giocare con il suo Mac.

L.