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Forza gnocca

Cambieremo il nome del Pdl perche’ non e’ nel cuore della gente. Si accettano dei suggerimenti, faremo fare dei sondaggi. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi, secondo quanto raccontano alcuni presenti, nel corso di conversazioni fatte alla Camera con parlamentari del Pdl. Il nome resterà immutato se però, ha detto il presidente del Consiglio, qualche “imprevisto” renderà necessario andare ad elezioni prima del 2013 perchè in tal caso non si farebbe in tempo.

Mi dicono che il nome che avrebbe maggiore successo è Forza Gnocca… Così, con una battuta, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avrebbe ‘suggerito’ ai suoi il nuovo nome del futuro Pdl.

Napoli soffoca

 

Credo che sia così, come ha scritto il direttore del Corriere del Mezzogiorno, Marco Demarco, sul suo blog, rivolgendosi a Berlusconi e de Magistris. “Fate come vi pare, ma fate“.

Intanto de Magistris ha convocato per il pomeriggio una conferenza stampa. Andiamo a sentire cosa dice.

L.

Il sindaco che verrà

“Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando
sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce
anche gli uccelli faranno ritorno.

Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno,
anche i muti potranno parlare
mentre i sordi già lo fanno.

E si farà l’amore ognuno come gli va,
anche i preti potranno sposarsi
ma soltanto a una certa età,
e senza grandi disturbi qualcuno sparirà,
saranno forse i troppo furbi
e i cretini di ogni età.”

(Lucio Dalla, l’anno che verrà)

In campagna elettorale, si sa, ogni promessa è permessa. L’intera politica si fonda su promesse di cose che poi, puntualmente, non vengono realizzate. Tanto i cittadini ci credono, quindi perché cambiare? Se non fosse così, il mondo sarebbe un posto diverso e Berlusconi canterebbe sulle navi da crociera con Apicella. Ma siccome promettere non costa nulla, lui è premier e Apicella è ricco sfondato con la sua musica orribile. Ma questa è un’altra storia. Quello che qui voglio dire, invece, è che non riesco a credere all’ottusità dei miei concittadini. A Napoli abbiamo gli stessi problemi da almeno vent’anni, sempre irrisolti, e nonostante ciò la gente a ogni tornata elettorale crede alle cazzate dei candidati di turno. Che fanno a gara a chi la spara più grossa, tanto…

Ora è successo che ieri Luigi De Magistris, aspirante sindaco di Napoli di Idv, Fds e lista civica, e non solo, è stato ospite del l programma di Radio2 «Un Giorno da Pecora». E ha detto delle cose che se uno ci riflette un attimo, con un minimo di intelligenza, si rende conto subito che sono delle balle colossali.

1. «Non è una promessa ma un impegno la prima delibera che farei sarebbe per fare la raccolta differenziata, porta a porta, su tutto il territorio cittadino, per raggiungere il 70% dei rifiuti entro sei mesi. Ed invece di fare discariche e inceneritori – ha aggiunto – metterei in funzione gli impianti di compostaggio. Per farlo ci vogliono sei mesi. Invece di realizzare l’inceneritore a Ponticelli – ha proseguito – come vogliono Pdl e Pd, bisogna realizzare l’impianto di compostaggio, che costa anche meno».

Ora, riflettiamo. Secondo voi Rosetta proprio non la voleva la differenziata? E’ così stupida? Vero che ha governato male, ma se ci voleva così poco, perché non s’è applicata un attimo? E nessuno ha saputo farlo?

Il prossimo sindaco troverà le casse di Palazzo San Giacomo vuote, vuotissime. Un po’ perché negli anni s’è speso e sprecato come si può fare solo con i soldi degli altri, un po’ perché ci sono stati tagli pesanti dei trasferimenti statali. E la differenziata, cari miei, costa, e anche un bel po’. Con quali soldi il baldo DeMa pensa di farcela? E poi, lo sa lui che l’urbanistica partenopea rende difficilissimo il porta a porta? Che nei vicarielli la differenziata non si come farla? Lo sa quant’è grande Napoli e quanto bisogna lavorare sui suoi indisciplinati cittadini che dopo 20 di emergenza rifiuti buttano ancora i sacchetti dalla finestra? Chiudete gli occhi e pensateci. Può DeMa mantenere la sua promessa? Ps. Il bando per il Termovalorizzatore è pronto, decretato da una legge dello Stato. E’ una cosa che si farà, anche se alla sinistra non piace.

2. «Nel mio programma c’è proprio la possibilità di ridare il mare ai napoletani, sia agli abitanti del centro che di Bagnoli, ad esempio». Se lei fosse Sindaco, quanto tempo ci vorrebbe per rendere balneabile il mare di Napoli? «Io credo due o tre anni».

Ora, pensate un attimo a questa cosa. In centro non bisogna aspettare due tre anni: il mare è per lo più già balneabile, almeno tecnicamente. Io non mi butterei mai alla Rotonda Diaz, ma lì si può. E si può lungo tutta Posillipo. Soffermiamoci un attimo su Bagnoli. Voi avete idea cosa c’è lì? La colmata vi dice niente? Le scorie dell’ex Italsider? L’amianto? Lo sapete che non ci sono i soldi per rimuovere la colmata? Lo sapete che non ci sono soldi per nulla, e che ogni volta che si prova a chiedere qualcosa vien risposto “lì avete sprecato milioni di euro”?”. Tra due tre anni vi buttereste lì nell’assoluta certezza che non v’è più nulla di quella schifezza nociva che ha avvelenato Bagnoli per decenni? Io no. Poi ormai per principio non credo più a nulla su Bagnoli. E’ una promessa elettorale troppo comoda, non devi manco andartela a cercare: è lì, da decenni, che ti promettono la riqualificazione, che ti parlano del Paradiso, ti illudono che lo vedrai.  E poi esce quell’amianto maledetto che è dappertutto e ti toglie tutto, l’acqua, la sabbia, il riscatto. E tu rimani, campagna elettorale dopo campagna elettorale, a cercare di immaginare Napoli com’era quando sotto Nisida si andava in villeggiatura.

A.

Le mezze verità

Non è vero che a Roma i mezzi pubblici funzionano benissimo. L’unica cosa che funziona benissimo è la metro, i bus fanno schifo come in altri luoghi, con l’aggravante di un traffico tremendo.

Se vuoi entrare a Palazzo Grazioli, il più delle volte, è una cavolata. Basta entrare, appunto. Questo per dire che la sicurezza fa entrare chiunque, figuriamoci se ferma delle escort.

Se mandi dei messaggi a dei tuoi amici dicendo “comunque B. ce l’ha il cellulare” (riferendoti al fatto che lui in tv ha detto di non averlo) loro immediatamente penseranno che B. ti abbia dato il suo numero di cellulare per invitarti al bunga bunga.

Se ti dicono che la Roma Nord è comodissima, stanno mentendo.

Se chiedi il viola, potrebbero tentare di propinarti il lilla.

Se sei malata sai già che andrai lo stesso a lavorare.

Se sei una giornalista fai subito amicizia con le guardie di B. Così, non si può mai sapere.

Se sei a Roma ti mancherà ogni giorno il caffè. E no, quello della tazza d’oro non è caffè. Al massimo può essere ritenuto accettabile quello di Sant’Eustachio.

La pizza può avere un suo pubblico, a patto che si ammetta che quella non è pizza.

Se pensi di poter postare sul blog dal blackberry, ti ritroverai con un post scritto e l’app non va.

Se nella vita hai delle certezze, dovresti sapere che non cambieranno.

A.

waiting for the sun to come

C’è nebbia tra Napoli e Roma.
È mattina presto, sono sul treno per andare a lavoro dopo un weekend a casa e ho fotografato la nebbia perchè mi faceva pensare che il mondo stesse ancora dormendo, in una dimensione onirica quieta e misteriosa.
Io invece sono sveglia da un bel po’, anche se grazie a un accompagnatore volenteroso non ho dovuto prendere la metro.
La vita a Roma, la mia nuova vita va bene ma essendo tutto completamente nuovo da togliermi ogni punto di riferimento mi sento ancora un po’spaesata. Nel senso che devo ancora capire le strade, i colleghi, il lavoro. Il nuovo lavoro non è male, ma non è il mio. La vita da cronista mi manca tanto che nn passa ora in cui non mi chieda se ho fatto la cosa giusta. Anche se so la risposta. Mi fermo e mi dico, “ma che sto facendo?”. Forse migliorerà, forse, come penso, sarà sempre così.
Ci sono, per carità, delle cose divertenti. Qualche giorno fa dovevo scendere per salutare degli amici, ma l’ascensore non arrivava perché c’era il premier che conversava con la Santanché, con la quale poi ho fatto il viaggio quando l’ascensore è finalmente arrivata.
E l’altro giorno mentre una mia collega saliva si sono aperte le porte al secondo piano e lui: “quasi quasi salgo con lei al quinto”. Incorregibile.
Sabato io e la socia siamo tornate finalmente a lavorare insieme. Si trattava di fare l’ufficio stampa di una manifestazione piuttosto importante organizzata da un nostro amico. Una giornata lunghissima e incasinata, ma è stata come una boccata d’aria nei polmoni. Il nostro amico è stato contento, noi ce la siamo cavata, e abbiamo avuto pure il tempo di mangiare una pizza e inciuciare.
A.

È l’inizio di ogni mese

La giornata, ieri, è stata lunga e faticosa. Per me è cominciata venerdì sera, quando, senza farsi troppi problemi, i miei, dalla redazione, mi hanno assegnato l’evento di Forza del Sud, a Napoli per sostenere Lettieri. Io, insieme con la socia, avrei dovuto trascorrere la giornata al Trianon, con i rottamatori. E dire che avevo avvisato da una settimana che non ci sarei stata.

Ma ho capitolato e sono andata prima all’incontro di Forza del Sud. E già non è stato semplice. Caldoro su Casini e alleanze: “L’anomalia è che non c’è l’accordo solo sul Comune di Napoli”; e “Tre anni per uscire dalla crisi dei rifiuti e prima ci tocca soffrire” (sì, perché a Napoli ci sono di nuovo i cumuli e mentre Regione e Comune litigano, noi ci sorbiamo la puzza e io ho ripreso i miei monnezza tour). E mille altre cose che non erano proprio novità, ma nemmeno da tralasciare (rientro nei limiti del patto di stabilità, coordinamento delle Regioni del Sud, la leadership di Silvio “unico punto di equilibrio” e poi mo non me le ricordo tutte le cose).

Ah, e mi toccava pure la Polverini – che oramai fa della Campania la sua succursale e un sabato sì e uno no sta qui, ma per fortuna si è un po’ negata. Ho sentito tante parolacce pronunciate dal palco, poi i pezzi li ho scritti mentre ero sul’R2 e andavo al Trianon.

E lì, finalmente, ho trovato la mia socia (❤)! La mattina è salito sul palco Morconechi? con il numero 10, quello di Maradona. Il pomeriggio è toccato a de Magistris, che invece ha scelto il 99, la rivoluzione (ricordando quella del 1799 di Napoli).Il resto del pomeriggio è passato tra chiacchiere, appunti da prendere per i colleghi e battutacce agli altri. La mia a un collega: “Non ci vuole poi molto a mantenersi equidistanti dalla merda”; quella della socia, a un altro collega: “Non è nemmeno un cervello”.

Il comunicato (“Napoli è viva” negli oltre 70 interventi della giornata etc etc) l’abbiamo scritto dall’iPhone, poi la socia ha provveduto a inviarli appena ha trovato un pc, non prima, però, di esserci fermate a un bancomat che, dopo aver permesso a lei di prelevare senza problemi, ha deciso che la mia carta voleva tenersela. Insomma addio carta, no money e la socia che mi ha fatto un prestito sennò non riuscivo a tornare nemmeno a casa.

L.

p.s.: di sabato pomeriggio, il centro storico, il gelato a latte e cannella e un tuffo nel passato nel bar dove studiavo all’università non sono niente male. È l’inizio di ogni mese. As usual.

Nemmeno uno su mille ce la fa

Dopo Fini, Berlusconi e Ti sputtanerò, dopo Saviano e Santoro (che per la verità non mi ha divertito molto), Luca e Paolo, ieri sera, hanno preso di mira il centrosinistra. Anche stavolta parodiando una canzone di Gianni Morandi, “Uno su mille”. Nel loro testo, cantano: “Uno su mille ci sarà che guidi questa opposizione” e, visto che non c’è un leader che metta tutti d’accordo, “per compattar le opposizioni c’è solo Berlusconi. Allora diamo a lui il mandato, dal 6 aprile è sul mercato, chissà che per tornare in pista, lui non diventi comunista”.

Sì, devono vincerlo loro questo festival che io e la socia abbiamo praticamente visto insieme tra Fb, chat di Gmail e Twitter. Lei commentava le esibizioni, io morivo dalla risate.

L.